Damon Albarn – Dr Dee

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
6.0


Voto
7.0

7/ 10

di Eugenio Goria

Damon Albarn è senza dubbio uno dei musicisti più stravaganti della scena attuale. Le sue idee spaziano ormai dal brit pop, all’elettronica, alla musica africana. A pochissima distanza dall’esperienza afrobeat al fianco di Flea, Tony Allen e Fatoumata Diawara, troviamo nei negozi Dr Dee: un disco dedicato alla figura di John Dee, matematico di corte di Elisabetta I, a cui Albarn aveva dedicato nel 2011 uno spettacolo teatrale. Con questi presupposti sembra di parlare di un concept album stile primi anni Settanta, e sicuramente la somiglianza non è casuale; il disco infatti è un complesso divertissement che si diverte a ricreare sonorità elisabettiane, con tanto di cori e strumenti dell’epoca. Incursioni liriche come The Moon Exalted e A Man of England, mettono in luce i talenti delle voci, rispettivamente femminile e maschile, che si sostituiscono temporaneamente a Damon Albarn, mentre dovunque si sente il confronto con la polifonia: in particolare Coronation incomincia proprio con un vero pezzo di musica corale.

Rende particolare il disco ovviamente la scelta di impiegare strumenti dell’epoca come il liuto, la viola da gamba e soprattutto l’organo, tanto che, fino a questo punto si potrebbe dire che l’esperimento elisabettiano è piuttosto riuscito, ma c’è di più.Il disco è infatti di stampo prettamente sperimentale, e questo è evidente in molti punti: quando iniziano a entrare in scena percussioni e strumenti africani, finalmente si riconosce l’eclettico Damon Albarn, che riesce sempre ad avere una grande personalità, anche su un terreno difficile come questo. Dr Dee infatti non è un disco di musica di metà Cinquecento, e l’atmosfera che si avverte è soltanto frutto del linguaggio che il musicista ha scelto di utilizzare, ma dal quale non si lascia prevaricare: Apple Carts ha tutto l’aspetto dei brani di Albarn, e inizia con un attacco di chitarra decisamente indie; Saturn potrebbe essere un brano dei Gorillaz se solo ci fosse un beat di accompagnamento, mentre The Marvelous Dream rappresenta una sintesi perfetta tra la sonorità tardo-rinascimentale e il rock sperimentale dell’autore. Aggiungiamo il solito Tony Allen alle percussioni, inconfondibile in Preparation e 9 Point Star e il cerchio si chiude: Damon Albarn ha appena realizzato un accostamento davvero degno di nota, giocando con i suoni, mescolando musica sacra corale con ritmi, suoni e strumenti africani, ha straziato l’armonia della musica rinascimentale campionandola e piegandola secondo il suo capriccio, ottenendo un risultato nuovo e davvero originale.

Questo è il vero modo di fare buona musica sperimentale: un musicista deve mostrare di saper piegare i linguaggi e gli strumenti al proprio scopo. Non basta essere distruttivi per fare buona musica, e Albarn questo lo sa bene, riuscendo a essere sempre propositivo, anche in un disco che risente molto del suo essere la colonna sonora di uno spettacolo, che dunque perde molto fuori dal suo contesto. Riesce comunque a essere apprezzabile nei suoi molti lati originali in cui si intravede una personalità fantasiosa e ancora piena di sorprese.

(01/07/2012)

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Eugenio Goria
Eugenio Goria

Caporedattore. Scrivo di musica dal 2008 su riviste storiche come "Late for the sky" e "L'Isola". Nel 2010 sono entrato a far parte di Outsiders.