Cults – Static

Scheda
Rispetto al genere
5.5


Rispetto alla carriera
5.0


Hype
5.0


Voto
5.2

5.2/ 10

di Simone Picchi

cults1

La carriera dei Cults è sicuramente uno degli ultimi esempi, in ordine cronologico, di band scoperta nel web e trapiantata in una major pronta per il debutto discografico. Nessuna gavetta in etichette indipendenti e con poche risorse, ma lancio diretto nello showbiz con alle spalle una grossa label. Una storia per certi versi simile a quella di Lana del Rey e Justin Bieber in ambito pop e dei Klaxons in ambienti più indie, ma con risultati decidamente diversi. A due anni dal debutto omonimo il duo ci riprova con questo nuovo Static.
Se il buongiorno si vede dal mattino, I Know e I Can Hardly Make You Mine sembrano essere un buon inizio sul quale sperare per un buon seguito. Ma rimane solo una dichiarazione d’intenti, perchè a partire dalla successiva Always Forever tutto si trascinerà con pesantezza fino alle fine del lavoro. Il prodotto offerto dal duo composto dalla cantante Madeline Follin e dal factoctum Brian Oblivion è un indie pop annacquato, tra sonorità retrò anni sessanta filtrate da una sorta di “noise da sogno”, che rimane ancorato a fondo nonostante intelaiature sonore perfette, in cui il singolo High Road e brani come Were Before e So Far non riescono a risalire la china malgrado ottime premesse. Un susseguirsi di tracce non troppo convincenti nella quale Keep Your Heads Up e Shine A Light, con un colpo di reni decisivo, aiutano a concludere stancamente il disco.
Mai titolo di un album fu più azzeccato, Static. Perchè la staticità è l’elemento onnipresente della fin’ora giovane produzione della band. A fronte di un sound ricercato e decisamente riuscito, elementi come la voce stantia e a tratti fastidiosa della cantante e l’incapacità di creare un punto di svolta all’interno di un brano, affossano quanto di buono costruito da quella che era anche una coppia nella vita oltre che nella musica. Un altro passo falso nella giovane carriera di entrambi, che se non percepito in modo costruttivo per il futuro rischia di rappresentare la pietra tombale dell’esperienza targata Cults.

(15/11/2013)

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Simone Picchi

Studente di Scienze politiche a Messina, collaboratore recensore/reporter/intervistatore/factotum.