Container, breve manuale di ribellione da club

di Matteo Monaco

Un treno che passa all’incrocio tra noise e techno, macinando chilometri sulla superficie marziana disegnata nel bianco e nel nero della copertina: di norma non sembrerebbe un buon affare per i timpani (e in effetti non lo è neanche stavolta), ma guai a rifugiarsi su ascolti più sicuri, perché con Adhesive, il nuovo mini-prodotto di Ren Schofield aka Container, i (quasi) venti minuti di musica valgono molto più del sacrificio auricolare. Si scrive spirito visionario, si legge tempesta elettromagnetica su base di drum machine: all’interno delle quattro tracce dell’Ep, Schofield illustra un compendio di variazioni tratte dal cospicuo catalogo della techno mitteleuropea e delle esperienze noise più vicine alle porte della “club attitude”, arrivando a tratteggiare le linee guida di un nuovo kraut-rock per i tempi della crisi infinita (Complex), poggiando la prima pietra di un nuovo idillio tech-psichedelico (Slush) e più in generale ponendo l’intelletto al servizio della macchina del moto perpetuo (Glaze). Apriti cielo: nell’anno delle perfette elucubrazioni di un Syro e del “tutti d’accordo” sull’incontro del grande pubblico con i talenti buoni per tutti i palati à la Jon Hopkins, Adhesive indica una sua terza via proprio in grazia di una violenza secca e rigidamente disposta in pattern omogenei, che suona viva tanto da sembrare giusta, e poi non c’è tempo per il rimorso. Adhesive predica il ritorno di un intero genere alle pozzanghere scure dell’underground, in forza di ogni suo spigolo disposto a sbattere contro la gabbia dei 4/4, insistendo sugli strappi suonati al synth e più complessivamente su un groove aspro e solido come solo nelle produzioni più affamate. Di conseguenza, è anche un pugno dritto sul muso di tutti i canoni stiracchiati fino all’ultimo centesimo, un breve manuale di ribellione artistica che, di distorsione in distorsione, va a comporre un puzzle pericoloso e indecifrabile quanto i Sonic Youth di Confusion is Sex. C’è da affrettarsi a salire, perché di treni così non ne passano tutti i giorni.

(15/01/2015)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.