Common – The Dreamer/The Believer

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
6.5


Voto
6.8

6.8/ 10

di Lorenzo Li Veli

Finalmente! Il senso di liberazione nasce spontaneo una volta ascoltato il nuovo lavoro di Common, dal titolo The Dreamer, The Believer. Finalmente, si diceva, si accantona l’orribile esperimento di Universal mind control, prodotto in gran parte dai Neptunes, e si ritorna felicemente alle origini. Il rapper di Chicago, per chi non lo conoscesse, è un veterano della scena fin da quando, nell’ormai lontano 1992, fece uscire il suo primo lavoro Can I borrow a dollar?. Da allora, una carriera costellata di ottimi lavori, da One day it’ll make sense, a Like water for chocolate, fino al capolavoro del 2005, Be. Proprio quest’album pareva essere un crocevia fondamentale per Common, un punto di non ritorno, l’inizio di una crisi che sembrava destinata a portarsi via l’mc: Electric circus è rimasto stritolato dalle aspettative (e non è un lavoro eccelso) per il seguito di Be, mentre Universal mind control si è rivelato un pessimo esperimento, vero buco nero nella sua storia musicale. Con l’ultimo lavoro, Common pare, però, rinsavito: ha accantonato i Neptunes, ha snobbato Kanye West, di cui non si sente assolutamente la mancanza, ed è ritornato alle origini, richiamando il producer No I.D., con cui non collaborava dal lontano 1997. Un salto nel passato che non sa di “vecchio” e già sentito, anzi. L’accoppiata Common-No I.D. è più attuale che mai, con un suono che pesca nel soul e nel gospel degli anni ’70, rimescolandolo con sonorità più moderne: Gold, una delle migliori tracce, è la perfetta incarnazione di questa rivoluzione musicale. James Fauntleroy II al ritornello è la classica ciliegina sulla torta.

Tutto il cd è immerso in un ambiente soul, perfetto rimando al Be che tanto piacque ai fan di Common. Tutti i samples seguono questo filone: The Fellows, Curtis Mayfield, Electric Light Orchestra, persino il maestro gospel Kenny Loggins. Sensazionale la canzone d’apertura del disco, The dreamer, dove la poetessa Maya Angelou fa la sua straordinaria comparsa. Traccia di chiusura The believer (se si esclude il monologo del padre di Common in Pops belief), che si ricollega a quella iniziale, in un circolo particolare che indica il rapporto che unisce il sogno alla speranza su una sua effettiva riuscita. Ospite d’eccezione, John Legend nella sua forma migliore, per un coro dal retrogusto gospel. Doveroso citare anche le morbide batterie di Windows e di Celebrate, che ben si amalgamano col tappeto sonoro dominante nell’album.

Common è sempre stato uno dei migliori rappresentanti di un rap positivo, contrapposto alla crudezza di liriche della maggior parte dei suoi colleghi. Proprio questo suo atteggiamento ha scaturito, nel passato, critiche per un’eccessiva morbidezza dei suoi testi. Il Common odierno rimane fedele alla linea, anche se con qualche defaillance: bellissimo il ricordo melanconico di un amore ormai perduto (Lovin’ I lost) con la preziosa aggiunta del campionamento di Curtis Mayfield al ritornello, così come è toccante il ricordo della sua infanzia in Blue Sky. Tuttavia, il rapper di Chicago cade a volte nella banalità, come in Sweet o nell’attacco del singolo Ghetto Dreams, in collaborazione con Nas, canzone, tuttavia, migliore in assoluto (“I want a bitch that look good and cook good […] buttnaked in the kitchen flippin’ pancakes”).

Common ritorna con un grande album, chiudendo alla perfezione questo 2011. Il ritorno al passato ha rigenerato il rapper di Chicago, anche se il Common che aveva fatto innamorare di sé migliaia di fan, una quindicina di anni fa, pare coperto da uno spesso strato di ruggine. No I.D. da applausi, perfette le basi e ottimo il tappeto sonoro che accompagna l’ascoltatore in questo viaggio di dodici tracce, tutte assolutamente valide. Finalmente!

(29/12/2011)

Commenta
Lorenzo Li Veli
Lorenzo Li Veli

Caporedattore e gestore della sezione black music. Studente della magistrale di Ingegneria Energetica @ Politecnico di Torino

0 Comments



Be the first to comment!


You must be logged in to post a comment.