[REVIEW] Coldplay – Ghost Stories

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
7.0

7/ 10

di Simone Picchi
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La band inglese non ha bisogno di presentazioni. Di uscita in uscita e di anno in anno hanno visto crescere in modo inarrestabile la loro popolarità che li ha resi la band più popolare del pianeta. Sapienti cavalcatori di mode, hanno sempre pubblicato il disco giusto nel momento musicale giusto, con una forte dose di personalità sempre riconoscibile tra le righe. Tre anni dopo le atmosfere colorate del precedente Mylo Xyloto, il mood attorno al disco torna ad essere malinconico come da tradizione coldplayana, con un’impatto sonoro minimale, specchio del gusto musicale di questi anni.
Un disco composto da nove tracce dove i synth di un passato Paradise abbassano la voce e si congiungono ad un comparto sonoro perlopiù di ambiente, come nel caso di True Love e la traccia di apertura Always In My Head. Forte spazio alla ricerca sonora in un viaggio in cui il singolo di lancio Magic è la traccia più minimale del disco, tracce di vocoder nella fatata Another’s Arms, ed un finale di disco rappresentata dalla classica O, che si ricongiunge con il passato.
In una nuova incarnazione in cui i testi colpiscono tanto quanto la musica, i Coldplay sanno sempre quali tasti emozionali premere e questo Ghost Stories non è da meno, per quanto lontano dagli apici creativi della band. Per tutti quelli che rimproverano la loro furbizia nel confezionare il prodotto troveranno nuovi stimoli per dar peso alla loro teoria, per tutti gli altri un buon disco dove il fattore Magic della band continua a far sognare.

(10/06/2014)

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Simone Picchi

Studente di Scienze politiche a Messina, collaboratore recensore/reporter/intervistatore/factotum.