[REVIEW] Cibo – Incredibile

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
6.0


Hype
7.0


Voto
7.0

7/ 10

di Lorenzo Giannetti

cibu

Prendete uno di quei programmetti di cucina in seconda serata e piazzate in cabina di regia Rob Zombie: “stasera ai fornelli GG Allin illustrerà la ricetta del tortino alla merda”. Forse i Cibo hanno scelto un nome (altrettanto) di merda ma sono ormai una certezza per la Torino disagiata degli Anni Duemila: cantastorie indefessi della pocapocalisse (ah, come non-suonano i Laghetto!) e performer funambolici (con un gusto per il travestimento e la gag sempre pronta che non può non ricordare gli Elii). Il sentiero “dell’ignoranza, della festa, dell’amore e delle cose dei bambini” intrapreso con delicatezza (à la Jello Biafra) e devozione (à la Burzum) è lo stesso dissestato e dissennato sentiero degli Squallor e Skiantos, seppur meno votato al turpiloquio. Dall’incredibile disco (non d’esordio) dei Cibo non aspettatevi il cinismo a denti stretti del sorprendente disco d’esordio de I Cani. Piuttosto, certe ipocrisie e nevrosi contemporanee lapidate dritto per dritto. Lontani dalla ricetta a base di testi Bellicosi e trame grind/jazzcore degli esordi, i Cibo approdano su INRI (sempre più eclettica etichetta torinese) con un miscuglio di “finto-pop”, frattaglie punk e beveroni metal non lontano dai genuini languori di caos e pogo del “popolo del rock” dei concittadini Titor. E’ l’umano che incredibilmente vince sul digitale. Il crescendo epico “Brittany” apre la strada al party-anthem feticista (già) di culto: “Discopiede” é un inno alla trasparenza sessuale in barba alla società bigotta, con un’esuberanza danzereccia che non è sfuggita ad “allievi” torinesi come SICA e Ronny Taylor. Dall’incubo dell’eterno ritorno di pranzi collettivi indesiderati ci si risveglia in un pantano di vomito grind (“Un magnifico pranzo”), mentre per lacrime del cucciolo di dinosauro in “T-rex” serve la ninna-nanna in growl dell’ospite Paolo (Papero) dei Tons.
Nella tavolata imbandita dai Cibo con ospiti Ivan Graziani, Electric Wizard e NoMeansNo, verso la fine, spuntano addirittura le spezie mediorientali di “Men huel inseen”. A quel punto però dovreste essere già satolli ed ubriachi, quindi se doveste abbozzare una conversazione col Mustafà citato dalla canzone andate sul sicuro: ditegli che a Torino l’hardcore è di casa e offrite un giro di San Simone. Alla salute dei Cibo.

(11/02/2014)

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Lorenzo Giannetti
Lorenzo Giannetti

Direttore di OUTsiders. Classe 1990. Scrivo anche per Zero.eu, Impatto Sonoro e Rocklab.