CHVRCHES – The Bones Of What You Believe

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.0


Voto
8.0

8/ 10

di Umberto Scaramozzino

chvrchesband

Ci sono band che dopo aver messo in moto il complesso macchinario dell’hype non riescono a sopravvivergli, defilandosi dopo lo spegnimento. I CHVRCHES, da oltre un anno seguiti dall’occhio di bue, hanno rischiato di rimanere incastrati tra manovre e aspettative. Ad eleggerli NextBigThing made in UK sono stati un paio di singoli clamorosi, il quinto posto  al BBC’s sound of 2013 e la proposta aurea che chiunque abbia mai inserito un suono elettronico in un disco sognerebbe: l’apertura di alcuni big show dei Depeche Mode.

The Bones Of What You Believe, primo full-length per il trio scozzese, non solo gestisce bene il rinculo dell’hype ma è anche uno dei migliori album di debutto degli ultimi anni. Un perfetto inizio con The Mother We Share, l’asso piglia tutto che Lauren Mayberry, voce e immagine del gruppo, in occasione della tappa a San Siro del tour mondiale dei Depeche ha presentato al pubblico, nel suo italiano incerto, come “la nostra canzone ottima”. Fortunatamente non si tratta di un monolite predestinato al repeat coatto, ma di un sistema trilitico che comprende anche le successive We Sink e Gun. Un avvio strepitoso, tre pezzi che da soli valgono un intero album. Anche gli altri nove brani sono di ottimo livello, con particolari picchi qualitativi in Tether, Lies e Recover, intorno a cui ruotava il Recover EP, uscito lo scorso marzo. Nel complesso solo Lungs e Science/Vision risultano meno convincenti rispetto al resto del materiale.

Eccezionale il lavoro di Ian Cook, ex chitarrista degli Aerogramme, e Martin Doherty, reduce dalla meno appagante esperienza come turnista dei The Twilight Sad. Sembra infatti che i due musicisti di Glasgow abbiano trovato nei corridoi elettronici degli anni 80 la perfetta ispirazione per il loro sound making. Ma è Lauren Mayberry la stella più luminosa. Una laurea in legge, un master in giornalismo, un viso angelico e una voce forgiata per il synthpop.
Per l’apoteosi, chissà che non riescano anche a siglare la colonna sonora di uno dei prossimi film del regista danese Nicholas W. Refn che, dopo essersi innamorato degli M83, difficilmente potrà resistere alla voce di Mayberry che adorabilmente spietata recita “I will burn your bridges. I will be a gun, and it’s you I’ll come for”.

 

 

(18/10/2013)

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Umberto Scaramozzino
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