Christopher Owens – Lysandre

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.0


Voto
7.7

7.7/ 10

di Giacomo Dalla Valentina
christopher owens

C’è qualcosa, in Christopher Owens, che ricorda il Michael Pitt in The Dreamers di Bertolucci: una bellezza e un piglio talmente fascinosi da risultare posticci ma al contempo talmente intriganti da meritare un’analisi più approfondita. Un uomo -anzi, un ragazzo- del quale non si riesce a comprendere il reale spessore, in cui è stridente l’ambivalenza tra l’aspetto dello strafatto belloccio statunitense e una malcelata profondità della quale non si ha testimonianza migliore di quella confluita nella sua musica. Anche la sua biografia è impressionante: cresciuto in una famiglia di fanatici religiosi, seguaci della setta “Bambini di Dio” (i Children of God, ora conosciuta come Family International), il ragazzo nasce in Florida e trascorre gli anni dell’infanzia un po’ ovunque, dall’Asia all’Europa occidentale, per poi tornare negli Stati Uniti. Nella terra natìa si sposta ancora, vivendo per qualche tempo ad Amarillo in Texas con la sorella (dove conosce Stanley Marsh 3, quello del Cadillac Ranch), per poi trasferirsi nell’area di San Francisco, dove, insieme a JR White e Matt Kallman, fonda i Girls, con cui compone due album che al loro tempo (Album del 2009 e Father, Son, Holy Ghost del 2011) fecero appassionare non poche persone, dando inizio ad un sogno tanto inteso quanto effimero: a solo tre anni dal loro incontro i Girls si separano e Christopher Owens annuncia di voler posare per Saint Laurent Paris, fotografato da Heidi Slimane in una serie di notevoli scatti in bianco e nero.

Sembrava perso, dunque, ammaliato dal troppo successo e inglobato da un ego ipertrofico; così l’aveva infatti definito il blog americano Hipster Runoff (“Christopher Owens quits Girls because his ego is huge and he wants to be more famous“).
Nulla di più fuorviante: dopo la parentesi nel mondo della moda, Owens si presenta dal produttore Doug Boehm (che già aveva prodotto l’ultimo album dei Girls) dandogli precise istruzioni per incidere il suo esordio solista. Accompagnato ancora da Matt Kallman alle tastiere, da Evan Weiss alla chitarra e Hannah Hunt (dei Dominant Legs, al momento fidanzata di Owens) come seconda voce, il ragazzo incide in breve tempo Lysandre, un lavoro che, pur perdendo d’immediatezza, è in realtà molto più raffinato e interessante di Album e Father, Son, Holy Ghost, che possono essere considerati come il trampolino di lancio di un artista tutt’altro che scontato.
Lysandre, dedicato ad una ragazza che il cantante aveva conosciuto in Francia, è un concept album, ideato in una notte nello stesso ordine con cui ha avuto realizzazione, in cui il Lysandre’s Theme della prima traccia che ritorna in varie forme in ogni canzone è il filo conduttore di un romanzo di formazione che parla di crescita, di esperienze formative, di musica e, ovviamente, d’amore.
È anche la cronaca del lungo viaggio della vita di Christopher Owens, da New York (cantata nella splendida New York City, che tanto ricorda le movenze dei Girls) alla Costa Azzurra, narrato con la duplicità di malinconia e vitalità tipica delle fiabe.
Perchè il Christopher Owens narratore e attore di queste canzoni è come l’Holden Caufield di Salinger: una creatura immortalata nel bel mezzo di una metamorfosi, con il tagliente talento di un adulto ma il candore e la frenesia di un bambino, capace di creare artisticamente senza però smettere di pensare che tutto ciò sia, alla fine, un gioco.

Lysandre, quindi, non può che rispecchiare l’affascinante e controversa natura del suo progenitore: sebbene più levigato e morbido rispetto ai precedenti album, è un’opera ancora grezza, musicalmente tesa tra il “vecchio Christopher”, maestro nella creazione di motivetti pop in puro stile anni ’60, intrisi di una carica e una vitalità contagiose (New York City), e la ricezione di vari altri spunti musicali, dal rock nevrotico di Elvis Costello ai barocchismi dei Roxy Music (il potentissimo sax che regge Riviera Rock tanto ricorda la band di Brian Ferry) al rock tutto newyorchese del Lou Reed di Coney Island Baby (Here We Go).
L’aspetto più intrigante dell’ascolto di questo album è un’evidente onestà musicale che ad un primo confronto con il musicista statunitense non ci potrebbe -erroneamente- aspettare: anzi, trovarsi di fronte a questo Christopher Owens, il cui (fintamente) trasandato aspetto à-la Kurt Cobain tanto cozza con l’Hermione Granger (sì, quella di Harry Potter) tatuata sul braccio, non può che rivelarsi un’esperienza piena di fascino.

(23/01/2013)

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Giacomo Dalla Valentina
Giacomo Dalla Valentina

Piemontese di nascita, milanese d'adozione, studio giurisprudenza @ Statale di Milano. Appassionato lettore e collaboratore di OUTsiders.