Children of Bodom – Halo of Blood

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.0


Voto
8.0

8/ 10

di Simone Brunini

Essendo originari della Finlandia, quindi a stretto contatto con la cultura scandinava, i Children of Bodom non potevano che diventare una band death metal, anche se a dirla tutta, loro risultano essere più melodici rispetto ai normali canoni del genere. Partiti da lontano, era il 1993 quando Laiho e Raatikainen formano il primo gruppo, li ritroviamo 20 anni dopo giunti al loro ottavo disco. Volendo spezzare il capello, il primo dei COB risale al 1997 quando con Somenthig Wild  i ragazzi di Espoo si presentaro al grande pubblico riscuotendo da subito un ottimo successo.
Attraversano così tutti gli anni 2000 con ottimi lavori: Follow the Reaper, Are you dead yet?, Relentless Reckless Forever per citarne alcuni dei più solidi, che li consacrano ad essere uno dei punti di riferimento a livello internazionale fra i gruppi deathmetal.
In sostanza, il loro ultimo nato, Halo of Blood, non presenta niente di nuovo o di particolare rilievo rispetto ai suoi predecessori e questa è un’ottima notizia.
Waste of Skin apre nel migliore dei modi, un brano dove tutti  i componenti fanno esattamente quello che ci si aspetta da loro, un potente riff di chitarra che viene incalzato dalle tastiere e dal martellante ritmo del basso per far entrare nel vivo la graffiante voce di Laiho.
La title track Halo of Blood, Days of numbers e Damage Beyond Repair sono sicuramente le canzoni che presentano i maggiori tratti death e trash di questo disco, permettendoci di apprezzare la grande compattezza del gruppo nell’eseguire con tecnica e velocità i loro brani. Trasference è stato il primo singolo rilasciato per anticipare l’uscita dell’album. E’ effettivamente la canzone con la maggiore apertura, se cosi si può dire, alla commercializzazione del disco; perchè non tradendo con suoni eccessivamente melodici ciò che rappresenta, risulta facile da assimilare già al primo ascolto. A mio modesto parere le due migliori canzoni contenute nell’LP sono Scream of Silence e Bodomon Blue Moon la prima molto immediata con un ritornello facile da canticchiare che entra subito in testa; la seconda veloce e aggressiva dove il growl vocale viene spezzato da stacchi strumentali e corali che trascinano fino alla fine della traccia.
Da segnalare Dead Man’s Hand on You che comincia molto piano e pulita (una rarità) dove il cantato viene accompagnato da un dolce arpeggio di chitarra, andando poi in crescendo, sfociando così in un ritornello dal suono corposo e trionfale.
Tutto questo in poco più di 40 minuti, dove si possono apprezzare tutte le caratteristiche che hanno fatto dei Children of Bodom la band di riferimento che sono oggi. Tutte le canzoni sono strutturate bene, cominciando con la perfetta fusione fra le due chitarre, arrivando alla sublime velocità e tecnica che Raatikainen esibisce alla batteria.

Children-Of-Bodom-2013

Non è possibile dire qualcosa di veramente negativo a proposito di Halo of Blood. Aspettarsi qualcosa di migliore era difficile, ma era anche quasi inpesabile che i COB presentassero un disco vuoto e anonimo. Forse è questo il loro grande difetto, hanno abituato chi li ascolta da sempre ad un livello molto alto e cosi, anche quando ci si trova davanti ad un disco come questo, non c’è nessuna sorpresa. Nessuno che grida al miracolo. Semplicemente sono i Children of Bodom.

(08/06/2013)

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Simone Brunini
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