Cayne – Cayne

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.0


Voto
8.0

8/ 10

di Alekos Capelli

Impossibile, purtroppo, ascoltare e introdurre il nuovo album dei Cayne senza ricordarne l’anima fondatrice, Claudio Leo (chitarrista anche nei primi Lacuna Coil), scomparso il 17 gennaio 2013  in seguito a una grave malattia.
Il nuovo omonimo album della sua creatura (nata nel 2001 assieme a Raffaele Zagaria) assume necessariamente anche i connotati di lascito artistico (per non usare l’infausto termine testamento), di compendio esperienziale, sebbene incornicialo solamente in questi termini sarebbe una svalutazione della sua reale portata. Già, perché Cayne è innanzitutto un album vivo, vibrante di energia e sentimenti, un lavoro concepito e realizzato come una nuova partenza, un nuovo slancio artistico, dopo il lungo iato dal debutto Old Faded Pictures.
Rispetto all’opera appena citata, un valido esempio di rock umbratile e notturno (cfr. Latent Spirits), memore del wave e del miglior dark-pop, il nuovo album presenta innanzitutto una line-up completamente rinnovata, ma soprattutto eterogenei sviluppi sonori, che vanno dal groove del nu metal alla melodia delle migliori ballate modern rock, passando costantemente per un sopraffino e curatissimo lavoro in sede di arrangiamento. Nella corposa scaletta trova spazio un ampio ventaglio di situazioni e atmosfere, anche se a prevalere è una particolare sensibilità dolce-amara nei confronti della vita, un certo mood melanconico ed evocativo di passioni e dolori interiori, attraverso i quali le esperienze (proprio come queste canzoni) lasciano il segno, sulla pelle e nell’anima.

Il grande valore aggiunto dei Cayne è la loro rara capacità di suonare semplici e diretti, senza scadere nel melenso e nello stucchevole, anche quando lyrics e linee melodiche toccano alti livelli di romanticismo, soprattutto in considerazione della presenza del violino (Giovanni Lanfranchi), inserito con la massima efficacia e naturalezza, tanto da divenire uno degli elementi fondanti dell’impasto sonoro trainato dalle sei corde di Leo e Marco Barusso.
A parte uno o due brani filler, Cayne è un disco dannatamente convincente, sia quando mostra il suo lato più aggressivo e metallico (Addicted, King Of Nothing, Through The Ashes), sia nei momenti in cui la bella voce di Giordano Adornato si rivolge alla parte più sentimentale e viscerale della propria emotività, attraverso un’interpretazione formalmente ineccepibile ma anche calda e coinvolgente quanto basta (Together As One, Little Witch).
Completato da un ottimo lavoro in sede di regia dall’esperienza di Barusso, l’omonimo album dei Cayne è un ultimo, grandissimo regalo di Claudio Leo al suo pubblico e all’intera scena musicale italiana, che può certamente dire di aver perso un interprete di razza, nonché un uomo dalla non comune sensibilità artistica.

E mentre le ultime note di Like The Stars svaniscono dagli altoparlanti, la toccante bellezza di questo commiato ci lascia comunque un messaggio e una scintilla di vita, e non di morte, e forse è proprio questo il suo dono più importante.

(21/02/2013)

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Alekos Capelli
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