Cat Power – Sun

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
7.0


Voto
6.8

6.8/ 10

di Giacomo Dalla Valentina

Facciamo un gioco: fingiamo di non aver mai sentito parlare di Cat Power, di non aver mai ascoltato niente di suo. Fingiamo che Cat Power sia una giovane e misconosciuta cantante di Atlanta, Georgia, che tutto ad un tratto se ne esce con questo nuovo album, Sun. Se così fosse, Sun potrebbe diventare una scoperta discografica di qualità, un buon acquisto per questo duemiladodici di musica.
Ma (purtroppo?) non è così: Cat Power non è una nuova arrivata, ma una musicista di indubbio talento con alle spalle una notevole discografia. È quella musicista che, vent’anni fa, se ne andò dalla natia Atlanta alla volta di New York, portando con sé talento e una formazione su pilastri del soul come Aretha Franklin o Otis Redding e cantautori del calibro di Nick Drake, Patti Smith e Bob Dylan.
Ecco che quindi non si può ascoltare Sun prescindendo dai precedenti lavori di Cat Power, intrisi allo stesso tempo di sincera malinconia e carattere deciso, che hanno abituato il pubblico ad una songwriter ora accattivante ora vellutata, in ogni caso sempre attorniata da un’aura di mistero e nostalgia.
Qualcosa però è cambiato, e non lo si deduce solo dal drastico taglio di capelli esibito in copertina: anticipato dall’ultimo album di inediti, The Greatest (del 2006), in cui la cantante si esibiva in pezzi blues e soul che ben rivelavano le sue radici, il cambio di rotta è ancora più evidente in Sun. Il disco, di difficile gestazione, vede infatti le eteree atmosfere indie-folk dei lavori precedente lasciare il passo ad un uso più sistematico dell’elettronica.
Sembra quasi che Cat Power abbia voluto dimostrare, all’alba dei quarant’anni appena compiuti, di sapersi mettere in discussione, di sapersi aggiornare e creare nuova musica capace di innovare e sorprendere. Il risultato di questo sforzo è Sun, un disco complesso, certo non una completa scivolata: il fascino ammaliante della cantante americana non viene a mancare, com’è evidente in canzoni come Cherokee, in cui una melodia sospinta, quasi inquietante, accompagna la voce seducente della cantante, o Human Being, nella quale il timbro vocale di Cat e l’arpeggio di chitarra che l’accompagna ricordano i primi lavori.
Pur considerando alcune canzoni particolarmente ruffiane (come Silent Machine o 3,6,9), Cat Power riesce ad armonizzare il suo stile seducente e le melodie interessanti con questo nuovo approccio un po’ synth, un po’ eighties, un po’ modaiolo: lo dimostrano piccole perle come Ruin (il cui ritmo tutto piano e batteria è irresistibile, e quando vi si aggiunge il timbro di Cat Power diventa calamitante) e anche Manhattan (che trascina l’ascoltatore fino al ritornello You’ll never be/never be/never be/Manhattan).
Sebbene non sia uno dei lavori di Cat Power che rimarrà nella storia, Sun riveste probabilmente un ruolo più importante di quanto sembri. È un album che segna il momento di passaggio dalla vecchia (e stupenda, ma forse ormai senza più niente da dire) lirica della cantante, aprendo le porte ad una nuova stagione creativa, per la quale è legittimo aspettarsi grandi cose. Nel frattempo, godiamoci questa anticipazione.

(04/09/2012)

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Giacomo Dalla Valentina
Giacomo Dalla Valentina

Piemontese di nascita, milanese d'adozione, studio giurisprudenza @ Statale di Milano. Appassionato lettore e collaboratore di OUTsiders.