Casa del Mirto – Taxus Baccata

Scheda
Rispetto al genere
6.5


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
6.5


Voto
6.7

6.7/ 10

di Lorenzo Modica

Il passo è stato fatto. Dopo tanto vagheggiare in suoni chill, sempre presenti nei precedenti lavori, ecco che il percorso della Casa del Mirto prosegue verso un autentico Ep targato anni ’80.
Ritmi decisamente più forti e richiami inequivocabili agli anni in cui i synth prepotentemente si avvicinavano al mondo della musica. La Casa del Mirto crea un Ep che probabilmente ha sempre voluto incidere perchè attratta da quell’epoca, ma soprattutto la band ha preso coscienza delle sue potenzialità e dei limiti fino ai quali può spingersi, queste sono canzoni che vengono tenute in serbo per momenti simili.
Come sempre il lavoro della Casa del Mirto parte già a monte, ossia nulla viene tralasciato, e il titolo Taxus Baccata è la prova della loro efficenza quando lavorano.
Taxus Baccata è un preludio all’ascolto, due parole che rievocano il dolore di una freccia avvelenata scoccata proprio dagli artefici del disco, in modo da farti entrare in uno stato ‘diversamente’ felice, avvelenarti per stare in balia di uno stato di limbo oscuro. Non dico nulla a caso, poichè Taxus Baccata è un tipo di pianta velenosa, chiamata anche albero della morte a causa del suo utilizzo, poichè in età antica il suo legno veniva usato per costruire dardi che provocavano istantaneamente la morte, o addirittura erano gli alberi usati nei cimiteri.
57” di Stone per aprire le porte di questo Ep, con la forza di un vento più melanconico che forte, il quale riesce ad assorbire e nascondere gli altri suoni, paragonabile un pò alla tristezza, la quale porta via anche quello che c’è di più bello.
Thwarted sulle orme di Stone aggiunge un testo che cerca di penetrare con frasi toccanti e molto evocative. Un brano che si lega ancora ai precedenti album della band.
Lo stacco deciso, influente all’interno dell’album, arriva con Weak e con Taxus Baccata, in cui synth e drum machine si esaltano come lo facevano prima dell’avvento del MIDI, che ha frenato questi sequence imitatori di percussioni. Toni scuri e forti ricordi di Depeche Mode, voci metalliche ma tratti di ambient rendono il pezzo quasi moderno.
La Casa del Mirto dopo questa sperimentazione torna alle proprie origini, seppur dopo due sperimentazioni ben eseguite. Finale, l’ultimo brano dell’Ep, regala un ultimo sospiro di sollievo a tutti i fans che tremavano per il cambiamento di rotta della band; ritmi chill che tendono a risvegliarti dolcemente dal sogno che è andato sempre di più verso un’altra epoca, a partire da Stone che ci aveva portato via con un soffio di vento.

(23/04/2012)

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Lorenzo Modica
Lorenzo Modica

Redattore. Scrive sul webzine OUTsiders dal 2011, frequenta la facoltà di Lingue e Letterature Straniere presso l'Università di Studi di Torino. Appassionato di rock, indie rock, e sottogeneri. Contatti: owomoyela90@gmail.com