Carcass – Surgical Steel

Scheda
Rispetto al genere
8.5


Rispetto alla carriera
9.0


Hype
8.0


Voto
8.5

8.5/ 10

di Matteo Mezzano

Quando una band si riunisce dopo anni di separazione il sentimento dominante è lo scetticismo. Troppe volte siamo rimasti fregati da reunion studiate a tavolino ed è più che lecito partire sulla difensiva. Quindi togliamoci il dente dicendo che questo nuovo Surgical Steel è un ottimo album. La nuova creazione marchiata Carcass riparte da quel capolavoro monumentale che andrebbe insegnato nelle scuole che fu Heartwork, ibridandolo con una dose maggiore di melodicità derivata dall’esperienza di Swansong completando la maturazione del gruppo, bruscamente interrotta dal destino avverso. Nonostante tutto Surgical Steel mantiene comunque l’impronta grind delle origini, che ha contribuito da sempre a distinguere i Carcass dal resto dei gruppi death metal.

1985, anno di fondazione della band e in questo caso opener del disco, è un inno a loro stessi che lascia capire in quel solo minuto di chitarre armonizzate come la band abbia vissuto questa separazione e come sia disposta a ricominciare ancora. E poi si parte in in una perfetta unione di melodie e momenti death/grind (Thrasher’s Abattoir, Cadaver Pouch Conveyor System), il tutto sublimato nella splendida e oscura melodicità di Noncompliance to ASTM F 899-12 Standard, nuovo punto di arrivo del gruppo. L’album si chiude con la chicca che solo i maestri tirano fuori dal cilindro, Mount of Execution, la traccia più particolare di questo Surgical Steel, dall’incipit lento e melodioso che sfocia presto in una cavalcata vecchia scuola (con tanto di assolo selvaggio) e in un finale strumentale che in dissolvenza si porta via l’intero album. Maestoso. Un plauso speciale al nuovo batterista Daniel Wilding, davvero molto bravo e incisivo, al quale auguro di scrollarsi di dosso l’ombra del magnifico Ken Owen, per cercare in fase di composizione di inserire un drumming un po’ più personale.

Grind, death metal e melodic death metal, tutto sapientemente dosato, con una sonorità di fondo d’altri tempi, di quando le copertine degli album sembravano carte di Magic, ma con un apparato di contorno creato e studiato in modo da rendere l’album più che mai attuale, capace di combattere ad armi pari con i gruppi odierni. Ritorno dei Carcass promosso a pieni voti, ora non resta che attendere nuovi lavori.

(05/10/2013)

Commenta
Matteo Mezzano
Matteo Mezzano

22 anni, studente di Ingegneria Nucleare al Politecnico di Torino, batterista occasionale.