Caravan Palace – Panic

Scheda
Rispetto al genere
6.0


Rispetto alla carriera
4.0


Hype
5.0


Voto
5.0

5/ 10

di Matteo Monaco

Squadra che vince non si cambia, direbbero i R.E.M. di fronte al loro (ennesimo) disco rock, buono e nulla più. Lo stesso vale per i pacifisti-ambientalisti-imprenditori del successo U2, cristallizzati ormai su forme pop di gusto ’80-’90. Oggi però questo gruppetto di tradizionalisti sembra allargarsi, facendo spazio nientemeno che ai Caravan Palace. Com’è naturale, per la maggior parte del pubblico la domanda istintiva è un “Cosa?”, che sottintende una noia dai contorni mistici, seguita in successione da un “Chi saranno mai?” e un “Non li conosco, ma a quanto pare già deludono”. Sì, perchè una formula stantia la si perdona solo ai miti, se si è dell’umore giusto. Nella giungla di proposte, ispirazioni e suoni di Internet, per di più, è così facile trovare qualcosa di interessante che la generosità verso i simboli in crisi sembra essere calata ai minimi storici. Panic, in altre parole il tentato salto in direzione del grande pubblico, non potrebbe in questo senso giocare carte più sbagliate. Partendo, in ogni caso, da due punti fermi: il talento dei Caravan Palace e il ruolo di primissimo piano che giocano nella definizione di electro-swing. Per i pochi iniziati è inutile ricordare i ritmi rétro Suzy e Brotherswing, con i quali il gruppo francese ha conquistato gli onori delle cronache negli anni scorsi; ma è una delusione in più, a quel punto, tornare con i piedi per terra. Altro che robot vintage all’interno di un futuristico mondo tech-swing, in Panic la sensazione più forte è il ritorno verso i nostri lidi, dove l’ispirazione musicale non sorpassa i tre accordi ascoltati in radio. In 12 Juin 3049, il tentativo più evidente di “futuro all’indietro”, una sensazione del genere è capace di provocare sbadigli incuranti, come nella banale Rock It for Me, significativamente posta in stretto contatto con la prima. Scorrendo l’indice di Panic, dopo pochi minuti subentra il dubbio, forse il peggiore, della “sovraproduzione”. In altre parole, quando gli strumenti musicali non servono le idee (o l’assenza delle stesse), per concentrarsi invece sul sound finale. Proprio ciò che avviene in Pirates, o in Newbop, insomma dove le canzoni scimmiottano il passato dei Caravan Palace. Eppure il talento è indubbio, sia nel tedio di mezzo album che nelle tracce riuscite: Clash, la hit senza mezzi termini, è capace di sfidare ogni stereo duellando con la cavalcata di Beatophone. Caso strano, i Caravan Palace se la cavano con i pezzi da dancefloor. Lo diceva già qualcuno: alzando i BPM sale anche l’attenzione, troppo spesso un trucco per mascherare la noia. L’occasione del grande salto, per ora, è sfumata.

(03/04/2012)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.