Calvin Harris – 18 Months

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
7.5


Hype
7.0


Voto
7.5

7.5/ 10

di Mar. Val.

Quando si parla di Calvin Harris, è inevitabile non pensare che le sue produzioni siano andate in crescendo. Una sorta di inarrestabile parabola ascendente (o almeno così sembrerebbe). Prima “I Created Disco”, un calderone di sonorità avvincenti, tra elettronica, dance e rock, che ottiene un discreto successo. Poi arriva il seguito, “Ready For The Weekend”: pole nella classifica degli album più venduti nel Regno Unito. Vero record per un artista che fino a qualche tempo prima era noto solo al popolo del web. Altro che major. Ed ora la scia positiva del talento di Dumfries continua con 18 Months, la sua ultima fatica discografica. La tracklist scorre in scioltezza e su due linee: una formata dai singoli più sfacciati, quelli per così dire da heavy rotation selvaggia (come Feel So Close e We Found Love, tanto per fare un paio di esempi), l’altra indirizzata sempre su suoni club, ma contraddistinta da atmosfere più delicate (Green Valley, Mansion e School). Volendo sintetizzare il genere in cui si inserisce questo lavoro potremmo parlare di “pop – dance”, però nell’accezione più ampia del termine, ovvero quella che comprende tutte le sonorità che oggi vanno per la maggiore (all’appello infatti non potevano mancare hip hop e dubstep, uniti per l’occasione da Dillon Francis). E chissenefrega se manca la sperimentazione: in fondo, meglio non rischiare sul nuovo quando si ha qualcosa di facile a tiro e delle collaborazioni da bava alla bocca (da Kelis a Rihanna, da Example a Ayah Marar passando per Nicky Romero, Ellie Goulding, Tinie Tempah, Florence Welch, Dizee Rascal e Ne – Yo).
Fra le canzoni più ricche di 18 Months, un posto speciale va riservato a We’ll Be Coming Back: ci sono le sfumature rock nell’introduzione, c’è un testo interessante e, soprattutto, c’è un Example che definire in gran forma sarebbe riduttivo.
Nell’insieme, il disco si dimostra privo di grandi sorprese, come pure di pecche sottolineabili, ma gradevole da ascoltare nella sua interezza. L’Harris, come si suol dire, ha raggiunto il massimo con il minimo sforzo. Mica scemo.

(04/11/2012)

Commenta
Mar. Val.
Mar. Val.

Redattore. Studente di Sociologia all'Università di Torino. Contatti: marcovalzano@outsidersmusica.it