Calexico – Algiers

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.0


Voto
8.0

8/ 10

di Federico Norcia

Ci sono periodi in cui scendi al negozio di dischi sotto casa per fare un po’ di sano shopping musicale e l’unica cosa che ti trovi davanti sono EP di gruppi emergenti dal sound sperimentale e, in fondo, non sai nemmeno tu cosa comprare o se ne valga la pena.

Poi però una mattina ti alzi e al posto del cd di quella band neo-elettro-indie islandese ci trovi il nuovo dei Calexico, ed è tutta un’altra storia.

“Algiers” è infatti il settimo album in studio della band di Tucson, Arizona, che già in passato ha saputo emozionare e stupire come non mai.

In un certo senso il successore di “Carried to dust” si discosta dai precedenti lavori e, già ad un primo veloce ascolto, i Calexico sembrano aver eliminato alcuni dei “fronzoli” (comunque suonati egregiamente) che hanno caratterizzato la loro storia discografica.

Insomma, levatevi dalla testa tracklist da 18 brani e lunghe tracce strumentali.

Questo disco è molto più “urgent” del solito (come direbbero gli inglesi) e questo fatto lo si percepisce immediatamente all’ascolto dei primi brani di Algiers. “Epic” è la prima perla di una collana lunga 12 canzoni. Con il suo perfetto mix di cori, voci, strumenti acustici e non, ci porta da subito nell’atmosfera di magia che pochi album sanno offrire. Il ritmo si fa poi più avvincente ed incalzante con “Splitter” ma è con “Sinner in the sea” che ritroviamo i veri Calexico, quelli dal sound alla “Goodnight moon” ,con quel piano latin e quella chitarra distorta alla pulp fiction che ti aprono la faccia già al primo ascolto.

“Fortune Teller” è forse la vera ballad del disco. Un po’ cantata, un po’ sospirata. Roba che se fossi donna me li sposerei. Segue “Para”, primo brano ad essere stato scelto come singolo.

Qui l’atmosfera si fa più cupa in un crescendo che ti accompagna fino al ritornello, dove le tenebre ti avvolgono completamente e l’unico tuo compagno di viaggio è un alone di mistero che ti ha adottato sin dal primo momento in cui hai deciso di ascoltare questa traccia.

Ecco poi il pezzo strumentale. “Algiers”, che dà anche il nome al disco, è una miscela ben orchestrata di molti generi. Ci sono del latin, dell’alt-rock e del folk. Strumentale ma per nulla banale. Seguono “Maybe on Monday”, “Puerto” e “Better and Better”, il cui valore assoluto non è forse quello dei primi 5 brani ma rimaniamo comunque su livelli piuttosto alti ed è forse questo uno dei punti di forza del disco. E’ il turno di “No te vayas”, ballad cantata in spagnolo che ti fa toccare il Messico con un dito, e di “Hush”, che ci prepara al finale, con “The vanishing Mind”.

Come suggerito dal titolo di quest’ultimo brano ecco che un altro album dei Calexico svanisce proprio come una desertica Route 66 dietro a un tramonto di una giornata di fine estate. “Algiers” si propone (se mai ce ne fosse stato bisogno) come un ulteriore prova di maturità artistica di una favolosa band che,16 anni e 7 album dopo l’esordio, non ha ancora perso la voglia di stupire ed affascinare il suo pubblico.

(11/09/2012)

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Federico Norcia
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