Brian Eno – Lux

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
6.0


Voto
6.7

6.7/ 10

di Marco Marzolla

Solo Brian Peter George St. John le Baptiste de la Salle Eno (è strano, ma si chiama veramente cosi) può permettersi, in questo apocalittico 2012, dominato dalle malefiche frangette degli One Direction, di pubblicare un album di ben un’ora e un quarto, composto da sole quattro mastodontiche e innominate “canzoni” di 19 minuti ciascuna. Tuttavia, coloro che seguono la scena elettro-ambient, sanno bene che non c’e nulla di cui stupirsi, riguardo colui che ha praticamente inventato la musica elettronica, quando, dopo i primi esperimenti lisergici kraut di Klaus Schulze, Popol Vuh e compagnia, pubblicò Before and After Science e Music for Airports, due capolavori che hanno aggiunto un nuovo significato a ciò che musicisti e intenditori intendevano per “Musica”. Stiamo parlando di chi, insieme al “Re Cremisi” del Rock, Mr. Robert Fripp, e ai visionari Haarold Budd e Robert Wyatt, ha inventato in maniera assolutamente rivoluzionaria il concetto di “Musica d’arredamento”, nel momento in cui il martello autodistruttivo del punk piombava su un’ Europa intorpidita dagli ultimi e deboli rantoli di un progressive morente.
E ora, a breve distanza dall’ultimo lavoro e dalle ultime brevi collaborazioni elettroniche, il “non-musicista” per eccellenza, torna all’ovile della sua celeberrima “Discreet music” con Lux, originariamente pensato, udite udite, per la meravigliosa sala di Juvarra della Reggia di Venaria, come un accompagnamento sonoro che andasse a diventare parte stessa della struttura, quasi a permeare, appunto, la luce stessa. Tenendo quindi presente lo scenario per cui le quattro tracce sono state ideate, non sembra azzardata la connotazione quasi mistica data da Eno ai brani, dominati da fragili note di piano riverberato su effimeri tappeti sintetici, cosi come già fu, quasi 35 anni fa in Music for Airports.
Lux non sarà sicuramente un album largamente fruibile, ma risulta essere l’ennesimo prezioso prodotto di un ingegno che, anche a 64 anni suonati, dopo notevoli trionfi musicali e manageriali, non smette di mettersi in gioco e di precorrere, adesso, come 40 anni fa, i tempi in cui vive.

(20/11/2012)

Commenta
Marco Marzolla
Marco Marzolla

Studente di medicina alla facoltà di Medicina e Chirurgia presso le Molinette di Torino. Batterista della band post-rock Acid Food.