[REVIEW] Boxerin Club – Aloha Krakatoa

Scheda
Rispetto al genere
6.5


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.5


Voto
7.0

7/ 10

di Davide Agazzi

Boxerin Club_2

Sono esattamente quello che vogliono essere. O almeno questo si intuisce dall’esordio dei giovanissimi romani Boxerin Club, che battezzano l’anno nuovo con il loro coloratissimo Aloha Krakatoa, uscito a gennaio per Bomba Dischi. Sicuramente non sono degli sprovveduti: nel loro breve, ma interessante curriculum vantano un concerto in apertura degli Egiptian Hip Hop, qualche significativa comparsata oltreoceano (tra cui un concerto improvvisato per P. Diddy a New York) e soprattutto la zampata in cabina di regia di quel geniaccio di Marco Fasolo dei Jennifer Gentle.

A differenza dei Jennifer però, lo spirito dei Boxerin non attinge molto dal rock’n’roll di casa SubPop, quanto da uno spirito pop dichiaratamente devoto ai Talking Heads di Naked e ai sorrisi dei Beach Boys: il risultato è dunque apprezzabile sia per la proposta (non sentire la parola “indie” è un piacere per le orecchie), sia per la messa in pratica. E’ un disco da fischiettare, da ballare, senza troppe pretese: “world pop”, come sembrano scrivere le percussioni di Black Cat Serenade in chiusura di disco. E anche se il Krakatoa rischia ogni tanto di avvicinarsi all’ombelico (del mondo) di Jovanotti, qui la realtà è ben diversa: nella musica dei Boxerin infatti l’Italia è lontana anni luce, si ricerca piuttosto un retrogusto internazionale che in futuro potrebbe, chissà, avvicinarsi anche al rock britannico, ma spensierato dei Django Django, alle sperimentazioni afro dei Vampire Weekend o a quelle soul dei Dirty Projectors. Per il momento però i Boxerin riescono a ritagliarsi un proprio spazio nel panorama musicale di oggi, ed è questo forse il loro merito più grande. Una proposta d’evasione, diversa rispetto a tutto quello che siamo abituati a sentire tutti i giorni. E tenendo conto che i ragazzi sono davvero giovani – tutti sulla ventina, non di più – il materiale registrato finora passa sicuramente la prova dell’esordio. Per la depressione e l’impegno c’è tempo: aspettiamo fiduciosi.

(31/01/2014)

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Davide Agazzi
Davide Agazzi

Giornalista pubblicista, scrive per La Repubblica e perde il suo tempo ascoltando dischi che agli altri non piacciono. Appassionato di distorsioni psichedeliche, contaminazioni balcaniche e vecchiume affogato nel whisky.