Boris – Per Pura Comodità

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
7.0

7/ 10

di Azzurra Sottosanti

La ricetta è semplice: prendete una manciata di pop cantautoriale classico, conditelo con arrangiamenti a base di chitarre, basso, tromba e tastiere, aggiungete melodie orecchiabili, testi strampalati e un sound tipicamente lo-fi. Il risultato si chiama BORIS, progetto musicale del ligure Boris Ramella, classe 1980, sognatore malinconico e meteoropatico alle prese con piccoli drammi e mitologie del quotidiano. Per pura comodità è il titolo del suo primo EP, distribuito da RBL Music Italia. «Un progetto di semplice canzone e svago intellettuale» che nasce dal desiderio di raccontare la sedentarietà del vivere ai nostri giorni. Una tracklist che si compone di quattro brani scritti e interpretati da Boris e dai suoi Massimiliano Caretta (basso), Paolo Tixi (batteria), Elena Nastasi (tromba), Nicola Rossi (tastiere), Nicola Sannino (arrangiamenti e missaggio). Quattro brani dal sapore retrò: istantanee di un’estate al mare, di gelati assaporati sotto il sole del Bel Paese, di crisi mistiche, di chioschi freschi di bucato e sogni a metà. «Amori delicati, teneri sorrisi stropicciati sopra i banchi del mercato» (Marzapane).  Le gesta di Ezechiele, il lupo dalle scarpe rosse che «addestra nuvole perché piova»  ci fanno inevitabilmente pensare al più furbo degli uomini cantato da Max Gazzè.  Boris si muove abilmente nel circuito pop italiano, destreggiandosi con sapienza tra il cantautorato anni Novanta e l’attuale scena indie di matrice italo-meridionale (evidenti e dichiarate le influenze da parte dei vari Colapesce, Oratio, Nicolò Carnesi, Brunori SAS). La title track Pura comodità è una ballata che riporta la mente ad atmosfere nostalgiche e giovanilistiche, al rumore di macchine da scrivere, al ricordo di amori nati sui banchi di scuola: «Mi basterebbe una bocca per dire chi sei, mi basterebbe una penna per scrivere quanti anni hai, ma per pura comodità non lo farò». Il lancio del disco che verrà è affidato al brano Temporali estivi,  un singolo che  potrebbe a buon diritto soggiornare dentro una playlist insieme a pezzi quali Non siamo gli alberi di Dimartino e Vieni a vivere di Dente (sebbene manchi, in fondo, della statura lirica del primo e dell’irriverenza del secondo), e il cui video è stato realizzato da Lorenzo Vignolo (già regista per Baustelle, Delta V, Irene Grandi, Max Gazzè, Meganoidi, Bugo): «Stasera la benzina si è abbassata, ma la festa nel parcheggio non l’hai fatta perché avevi poca barba e non avevi le tue tonache per celebrare questo amore». Una canzone che a tratti (si presti orecchio al passaggio finale, quel «Se sarà sereno potrai partire senza ombrello») sembra riecheggiare De Gregori.
Un talento forse non inusitato, tuttavia ben speso, quello di questo giovane «appollaiato nel presente con le tasche piene di (ir)realtà», privo di quella supponenza da apologia della provincia tipica della maggior parte dei gruppi del cosiddetto filone twee-pop italiano. Un disco godibile, dal retrogusto naif, vagamente hipster, che piace senza pretese. Da consumarsi preferibilmente nell’intimità del salotto di casa o insieme a quattro amici al brunch.

(22/01/2014)

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Azzurra Sottosanti
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