Bonobo – The North Borders

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
00


Hype
7.0


Voto
7.7

7.7/ 10

di Manuel Polli

La scimmietta dal beat raffinato è tornata, in punta di piedi come al solito, accompagnata dalle sonorità intriganti e sofisticate che ne hanno contraddistinto l’intera discografia. Uno stile ormai definitivamente maturo quello di Bonobo, al secolo Simon Green, inglese ma in trasferta a New York per la realizzazione della sua ultima fatica, The North Borders viene infatti interamente concepito nella City, con al fianco ospiti d’eccezione, tra cui spicca Erykah Badu, autentica ammiratrice del nostro. Bonobo nasce nella scena trip-hop inglese a cavallo tra i due secoli e non è un caso quindi che il suo quinto lavoro venga pubblicato su Ninja Tune, etichetta che lo accompagna ormai da dieci anni e da sempre troppo attenta a determinate sonorità per non assoldarlo in pianta stabile tra le sue fila. Uscito a cinque anni di distanza dal convincente Black Sands, con The North Borders Simon non si distacca comuque troppo dal downtempo col quale è cresciuto ma lo attualizza verso nuove sonorità, col piglio dell’esordiente conscio dei propri mezzi, profondo conoscitore dell’elettronica intelligente che è stata ma con le idee chiare su quella che sarà, perché ci si approccia con più sicurezza al nuovo se la classe è quella cristallina dei momenti migliori. Qualche ritmo spezzato deve essere arrivato nella jungla targata Bonobo negli ultimi anni, tant’è che tracce come Emkay e Sapphire vestono la garage-2 step col vestito buono e la impreziosiscono di folate jazzy e delicati inserti glitch. First Fires, traccia d’apertura, è un gioiellino pop con una vituosa partitura per violino oltre all’ottima presenza vocale di Gray Reverend. Buona anche la feat con Erykah Badu in Heaven For The Sinner, l’impressione è però che nelle tracce cantate (vedi anche le comunque discrete Towers e Transits con Szjerdene) un po’ della magia originale venga persa, non è il caso invece della conclusiva Pieces, con il cantato sognante di Cornelia che ben si abbina all’atmosfera rarefatta del pezzo. Così, tra qualche traccia un po’ troppo “onesta” per spiccare tra le altre (Don’t WaitTigers), a emergere è il carillon techno-minimal di Cirrus e le chiare derive hip-hop di Jets. Ovvie le influenze di Four Tet in alcuni passaggi e di Burial nelle parti dal beat più scuro (se sono la stessa persona le influenze arrivano dal medesimo artista, chi può dirlo…), potremmo citare alcuni lavori di Caribou o di qualche pioniere bristoliano, poco importa, Bonobo in questo The North Border sa di Bonobo, lo stile della scimmietta è ampiamente riconoscibile. Un ascolto è obbligatorio, difficilmente sarà l’unico che farete.

(27/07/2013)

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Manuel Polli