Bombino – Nomad

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
7.2

7.2/ 10

di Davide Agazzi

bombino (1)

Omara Moctar “Bombino” è un giovane chitarrista tuareg, originario del Niger, terra di confine del Mali, già patria di celebri band ormai internazionali, come Tinariwen e Tamikrest. E proprio come i suoi colleghi, Bombino ha vissuto la loro stessa esperienza: fare musica, esportare i suoni delle proprie origini, per non sentire il peso della guerra che da anni martoria questa fascia di Africa. Nomad, il suo ultimo disco, segna un punto di svolta: il successo ottenuto da Agadez, album del 2011, non poteva passare inosservato agli occhi di Dan Auerbach che, un po’ come il collega Damon Albarn, sembra essersi innamorato dell’Africa. Così nasce l’idea di ripescare i brani del primo disco del chitarrista tuareg, Guitars from Agadez. Vol. 2, firmati a nome Bombino Group e rivederli con l’inconfondibile lente d’ingrandimento dei Black Keys.

Ovviamente si trattava di un’arma a doppio taglio: da una parte il vantaggio di essere assistito da uno dei musicisti più in auge degli ultimi tempi, dall’altro lo smacco di essersi “venduto” all’Occidente. Bombino, che ha studiato la chitarra ammirando i video di Jimi Hendrix e Mark Knopfler (e si sente), non ha potuto perdere un’occasione del genere. Il risultato è comunque buono, nonostante il famoso blues desertico abbia certamente perso qualcosa in quanto ad originalità e naturalezza, se è vero che quella africana è soprattutto una musica per lo spirito, nata tra le sabbie del deserto. A conti fatti, le chitarre elettriche forse invadono un suono puro, ma con il giusto peso: i cambiamenti rispetto alla versione originale sono evidenti, ma è un incontro tra due tipologie di blues che non possono che andare d’accordo. Così, se Amidine rischia di essere scambiato per un pezzo di El Camino, l’ultimo disco del duo di Akron, diverse canzoni, come Ahulakamine Hulan e Zigzan conservano quell’alone mistico che solo l’Africa e le sue tradizioni possono regalare. Nomad si conferma sicuramente un bel disco, ma soprattutto offre il pretesto per conoscere una storia, quella di un artista eccezionale, di un giovane chitarrista che ha saputo combattere la guerra con la musica e che continua la sua battaglia esportando il proprio bagaglio culturale nel resto del mondo.

(12/04/2013)

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Davide Agazzi
Davide Agazzi

Giornalista pubblicista, scrive per La Repubblica e perde il suo tempo ascoltando dischi che agli altri non piacciono. Appassionato di distorsioni psichedeliche, contaminazioni balcaniche e vecchiume affogato nel whisky.