Blessed Child Opera – The Darkest Sea

Scheda
Rispetto al genere
6.5


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.5


Voto
7.0

7/ 10

di Lorenzo Goria

Di nuovo un’isola. Tre anni fa era stata la Sardegna ad ispirare Fifth, stavolta è il turno della Sicilia a fare da scenario alla musica di Paolo Messere. Non che ci sia il minimo elemento di musica popolare nella sesta fatica discografica del cantautore napoletano, ma il senso di isolamento ricercato da Messere in giro per l’Italia traspare da ogni nota. Isolamento come malinconia, ma anche come monotonia e impossibilità di  confrontarsi: fin dal titolo e dalla copertina, il nero fa da padrone senza mezzi termini e con poche sfumature, ma soprattutto amplifica un monologo interiore quasi sempre avulso dalla contemporaneità e dalla realtà circostante. Un viaggio, quindi, ma non in posti sempre piacevoli.

L’arrangiamento è scarno, in modo da mettere in risalto la chitarra acustica, suonata da Messere stesso, con più mestiere che arte. La voce preferisce il bisbigliato al cantato vero e proprio, e favorisce il senso di schiacciamento in bei pezzi come Misundertood You can’t teach me how to change my life. Collocato in sesta posizione, il singolo 45, near the sea arriva come un’inaspettata boccata d’aria all’interno di un insieme fin troppo opprimente, che non disdegna dissonanze e toni alla Nick Cave. Un citazionismo raffinato che spazia fino ai Radiohead, smonta e riassembla a proprio piacimento sonorità altrui al servizio della propria fino a renderle irriconoscibili. Il risultato è un disco teso, tetro, più sussurrato che cantato, più di impressioni che di espressioni, più di atmosfere che di contenuti. Messere punta tutto sulla componente emotiva immediata della musica a scapito dei testi, anche perché la sua abilità di arrangiatore ed esecutore supera notevolmente quella di liricista. D’altro canto, non c’è nessun motivo per cui un disco concepito e registrato in Sicilia debba essere scritto interamente in inglese, con tutti i rischi del caso (errori di grammatica, superficialità, ripetitività). Certamente The Darkest Sea è un album ricco di fascino, ma lascia irrisolta l’incognita di cosa potrebbe fare la Blessed Child Opera con dei testi scritti in una lingua che può padroneggiare pienamente.

(07/01/2014)

Commenta
Lorenzo Goria

Collaboratore poco più che occasionale, studente di liceo classico a Torino e (con ogni probabilità) OUTsider più giovane in circolazione.