Black Forest Fire – Transit Of Venus

Scheda
Rispetto al genere
6.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
6.7

6.7/ 10

di Riccardo Smorta

Sedimental Records, Pioneer Valley, nuova uscita, nuovo gruppo: la cosa sembra interessante. Per i non cultori dell’etichetta si viaggia sulla linea d’onda di quella musica che alternative lo è nella filosofia più che nel fine; per chi è invece avvezzo ai sofisticati gusti della Sedimental, aspettatevi qualcosa di giusto un unghia più pop del solito da questo trio di Austin, i Black Forest Fire. L’album in questione si presente è Transit Of Venus ed agli atti si presenta come un flusso che riempie le cuffie dell’ascoltatore di colori opachi, di un soffio caldo che finisce per inglobare l’ascoltatore stesso in un viaggio di poco meno di un ora. Il viaggio in questione è condotto da un’ipnotica sezione ritmica, con casse e rullanti sempre definiti, con giri di basso potenti ed incalzanti per non disperdere mai l’intensità di quel flusso a cui prima accennavo. E’ su queste fondamenta profonde che Jay C. Tonne Jr. costruisce la parte più interessante dell’album, con la sua voce strascicata ed i suoi arpeggi di chitarra sempre intensi, sempre pieni. Il problema dei Black Forest Fire però è estremamente connesso a questi lati postivi che ho appena sottolineato (effetto Mr. Hyde). Tutto è estremamente omogeneo: nel suo svilupparsi la musica ristagna in una vaga monotonia. Ecco allora che le crepe di Transit Of Venus sono il riflesso dei suoi stessi punti di forza; l’ipnotica sezione ritmica diventa sonnifera e quegli arpeggi suggestivi restano pieni, pieni, pieni sempre allo stesso modo, senza concedere nemmeno quel minimo sindacale di sincope che permetta un battito di palpebre. La chiave di volta, con l’obiettivo di gustare e comprendere il disco di Jay C. Tonne Jr. e soci, sta nel lasciarsi cullare da loro durante un viaggio in treno, in un tardo pomeriggio dell’inverno in corso, cosicchè il rosso intenso del crepuscolo (magari riflesso sulle case di Milano dall’alto di Lambrate) si fonda con le sonorità eteree di My Dreams o Saint Cristopher. Insomma, considerandolo come disco d’esordio, Transit Of Venus rimane un prodotto interessante e piacevole anche se a tratti stopposo, l’ennesima gradevole scoperta di un’etichetta che da quasi venti anni è portavoce dell’underground americano più puro, e più vero.
P.S. La collaborazione come designer di una celebrità del campo come Storm Thorgerson non può che raffinare il piatto, disponibile anche in vinile per i collezionisti.

(26/11/2012)

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Riccardo Smorta