Black Eyed Dog – Early Morning Dyslexia

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.0


Voto
7.7

7.7/ 10

di Marco Salanitri

Esattamente un anno fa, con l’uscita di Too many late nights, i Black Eyed Dog avviavano una piccola rivoluzione strutturale e stilistica, passando dalla formazione solista (totalmente “egocentrata” sulla figura di Fabio Parrinello) ad un agguerrito trio, con l’aggiunta di Anna Balestrieri (voce, chitarre, piano) e di Alessandro Falzone alla batteria. Ciò che ne conseguì fu un vero e proprio stravolgimento sonoro, accantonando l’oscuro folk-blues di natura più intimista ed estremizzando in maniera massiccia il sound in direzione di acide e graffianti distorsioni innestate su ritmiche convulse e martellanti.

Early morning dyslexia, nuovo EP di 5 pezzi, riprende le fila del discorso lì dov’era stato lasciato con l’ultimo lavoro, confermando l’energica svolta intrapresa un anno fa.

L’EP, pubblicato come il predecessore dalla palermitana 800A Studios del vulcanico e inarrestabile Fabio Rizzo (membro a suo volta dei palermitani e ottimi Waines), prosegue dunque quel percorso musicale definito dal gruppo stesso come punkromantic psychoblues, termine che incarna a perfezione la filosofia estetico-musicale del progetto. Una miscela esplosiva di acid folk, ruvidissimo blues, dissonanze country e psichedelia che sfocia in un vorticoso gorgo sonoro definito, ancora una volta da Parrinello e soci, come sciamanesimo punk.

Si parte con le ritmiche serrate di I to the sky, inequivocabile incipit che scopre subito le carte in tavola con un impatto che assesta bene il suo primo colpo come un’energica sberla sonora. La voce da riot girl della Balestrieri, in questo come in quasi tutti i pezzi, si affianca e amalgama a meraviglia in un seducente intreccio con le frequenze più basse e cavernose di Parrinello. La successiva Baby Lee schiaccia ulteriormente sull’acceleratore, ancora più frenetica e indemoniata, con una tastiera che fa capolino qui e là a dare un tocco “waveggiante”. È poi la volta di Runaway girl, col suo furente incedere acid-country e tre ulteriori minuti ad altissimo voltaggio. Stone cold è il primo momento di respiro concesso all’ascolto, parte lenta e mesmerica, una spirale di suono che si avvolge su stessa sulla scia dei Nine Inch Nails più ipnotici, per poi detonare nella furia di lancinanti chitarre distorte. La chiusa atmosferica spetta invece a Once in a lifetime, romantica ballata noir per piano, synth e voci che accarezza e accomiata con lievità sussurrata.

Con questa ulteriore breve prova i Black Eyed Dog confermano dunque un ottimo e promettente talento in divenire, concependo un lavoro dai forti toni chiaroscurali, vibrante e sanguigno.

(03/06/2013)

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Marco Salanitri