Björk – Bastards

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
5.0


Hype
6.0


Voto
6.0

6/ 10

di Federica Carola Bruni

L’avvicinarsi delle cinquanta candeline non sarà un ostacolo. Parliamo di Björk, la madrina del folk-pop scandinavo, ora chiamata ad una particolarissima prova del nove con il nuovo Bastards.
L’opera non è un LP composto da inediti, bensì una serie di remix delle canzoni dal disco Biophilia(2011) confezionate da un team di artisti eccezionali, scelti personalmente dall’algida cantante: Death Grips, Current Value, Hudson Mohawke, Alva Noto, Matthew Herbert, Omar Souleyman, 16-bit, These New Puritans e gli Slips.
Ogni canzone di Biophilia è legata a un fenomeno della fisica, della biologia o della geologia e a ognuno di essi corrisponde una struttura musicale. Un tipo di melodia, un uso dell’armonia, l’arrangiamento su un determinato strumento. È come un bignami di scienze ideato da una Björk in camice e provetta. Inizialmente, però, avrebbe voluto realizzare un museo della creatività musicale, na sorta di casa in cui in ogni stanza si impara qualcosa sulla composizione. Con scale a chiocciola che suonano e pareti da toccare. Ma era tutto troppo difficile da realizzare, così Björk decide di farne un film 3D Imax con il suo complice di sempre, il regista Michel Gondry.
Bastards, nel frattempo, si presenta con gli spigoli e le saldature trans-stilistiche di un assemblaggio, una sperimentazione dal risultato eccellente. Le melodie di questo album giocano con i tempi regolari e irregolari, alcuni tra gli elementi aggiunti che  arricchiscono il discorso musicale trasformando un semplice brano in una cascata di suoni imprevedibili. Già grazie all’esperienza musicale di Biophilia abbiamo avuto modo di conoscere un altro lato, quello “sintetico”, all’interno della personalità di Bjork, che ha voluto in questa occasione reinventare il modo di diffondere la sua filosofia musicale. Il passo verso un album di remix, allora, sembra semplice come bere un bicchier d’acqua.
La musica elettronica nel senso più stretto del termine, necessita di poche variazioni interne per terminare nella miriade di generi musicali nei quali viene catalogata. Così con il solo uso di distorsioni, di drum machine, di synth e di strumenti così lontani ma così moderni come lo Shamisen e la Celesta, si possono varcare i confini della drum’n’bass, dell’acid house e addirittura dell’industrial, passando per la noise e la rilassante variazione downtempo.
Lontanissimi ormai dalla cultura delle musicassette, possiamo quindi giungere alla conclusione che Biophilia ci ha trasportati verso un album interattivo (con tanto di download del disco tramite un applicazione smartphone), mentre Bastards sembra avvicinarsi allo stesso concetto, ma su un altro piano: benvenuta, interattività uditiva.

(08/12/2012)

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Federica Carola Bruni