Bianco – Storia del futuro

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.5


Hype
7.0


Voto
7.2

7.2/ 10

di Edoardo D'Amato

Il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista (così diceva Caparezza), perchè tutti ti aspettano al varco: i detrattori aumentano, i critici trovano mille cavilli e anche i puri e semplici ascoltatori/spettatori cominciano a sentire un bisogno irrefrenabile di etichettare ad ogni costo, altrimenti non c’è gusto. Alberto Bianco sta guidando senza grandi sbavature una gran bella macchina, che in questo anno e mezzo ha costruito (con l’aiuto di tanti amici e collaboratori) dalla carrozzeria al motore, in una strada tutt’altro che facile, piena com’è di curve, incroci e bivi: dai locali torinesi (mai dimenticati a onor del vero) ai salotti e palchi di MTV, ora la notizia è che il cantautore torinese è ad un passo dalla partecipazione alla 62esima edizione del Festival di Sanremo. A poco a poco Bianco sta assumendo una propria identità: un ragazzo giustamente ambizioso, che però suona sempre per i suoi fan più underground (Spazio 211 affollato per il suo live in occasione dell’Inrifest di Pasqua), ma che non disdegna il contatto con il grande pubblico. E in questo Storia del futuro, la macchina costruita insieme appunto a tanti amici (sedici i musicisti impegnati, tra cui Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione, Gionata Mirai del Teatro degli Orrori, Mr. T-Bone degli Africa Unite, Bluebeaters, e Peter Truffa) è guidata in maniera brillante, con qualche spregiudicatezza imprevista (sentire per credere: la traccia che apre questa storia, La notte porta conigli, non è una di quelle ballate che già conoscevamo: il suono è più serrato, vivacissimo, un pezzo rock molto radiofonico, una potenziale hit insomma) ma con le mani ben fissate sul volante (Morto è pezzo emblematico di un pop intimo fatto molto bene, che non si vuole abbandonare, e che onestamente piace). La grande virtù di questo cantautore è che anche in questo ultimo disco ci sono delle canzoni a cui sembra impossibile non affezionarsi: penso soprattutto all’apripista La solitudine perchè c’è, dove ancora una volta Bianco dimostra di essere un paroliere niente male. Così canta Tommaso Cerasuolo, in un duetto tutto da scoprire: “Saranno i fianchi che vorrei, o le galassie dei tuoi nei, sarà la tua calligrafia, l’inchiostro che non va più via. Sarà pure la nostalgia, ben prima che tu vada via, o la domanda che farei se tu non fossi qui con me”. Pollice all’insù poi per pezzi come Scoria, un composto volutamente lento, dove bisogna lasciarsi trasportare, dove torna il tema del mare, del naufragare, proposto come centrale anche nella copertina dell’album, ma anche JPG al primo ascolto non si dimentica facilmente, e così cominci a pensare “E’ bravo, punto”. Quello che viene fuori è un disco più completo rispetto al precedente Nostalgina, perchè si sente innanzitutto la presenza di tanti musicisti, tante influenze e tanti strumenti: chitarre, banjo, piano, synth, fiati, violoncello, contrabbasso, batteria e timpani si mischiano in un disco che poche volte (ecco, onestamente non si capisce con il contesto generale dell’album un pezzo come Fulminato) risulta incoerente o poco coeso. Inezie in un album che ci offre novità e conferme: Alberto Bianco è cresciuto, non parla più di Marco Carta, e continua invece con le sue storie d’amore tra Shakespeare ed Edgar Allan Poe. E il sunto di questo nuovo percorso è tutto nella title track, nel suo ritornello: “E poi c’è chi se la gode per davvero, non perchè sia un uomo vero, ma perchè ci crede duro nella storia del futuro”. E noi siamo davvero curiosi di vedere quale saranno le prossime mosse di un ragazzo che ha conquistato e messo d’accordo un po’ tutti con il suo onesto pop rock, perchè per sua stessa ammissione “di scuse potrei riempire il mondo volendo, ma essendo una persona molto onesta io mi fermo qui”.

(15/11/2012)

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Edoardo D'Amato
Edoardo D'Amato

Direttore. Classe 1990, ho visto nascere OUTsiders e ora cresce insieme a me. Collaboro anche presso il network www.fantagazzetta.com.