Bat For Lashes – The Haunted Man

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.5


Voto
8.2

8.2/ 10

di Giacomo Dalla Valentina

Talentuosa, eclettica, stravagante. Alcuni tra gli aggettivi più usati, a partire dall’uscita del suo esordio di successo (Fur and Gold), per descrivere Natasha Khan, cantante e musicista inglese, più conosciuta con il nome del progetto musicale al quale dal 2006 si è dedicata: i Bat for Lashes. Per metà inglese e metà pakistana, questa ragazza ha letteralmente ammaliato appassionati e musicisti (in primis l’islandese Björk, alla quale i Bat for Lashes sono stati spesso associati, ma anche Thom Yorke dei Radiohead e Scott Walker) di tutto il mondo con una musica che, amalgamando l’elettronica con un folk dalle tinte fosche, quasi dark, ha indubbiamente influenzato altri artisti contemporanei, come la sua conterranea Florence Welch, gli Yeasayer o gli MGMT, con i quali la cantante ha vissuto insieme nel periodo creativo -e probabilmente trasgressivo, conosciuti i trascorsi del duo di Brooklyn- che ha preceduto la registrazione del secondo album, Two Suns. Ora, raggiunto un successo che non la può far passare inosservata, per la musicista di Brighton è il momento di mettere sul mercato la sua terza fatica, The Haunted Man.

Un lavoro del quale si chiacchiera già da qualche tempo, vista la scelta, controversa, dell’artwork dell’album: in copertina, infatti, Natasha Khan è fotografata integralmente nuda (tranne che per un ciondolo al collo), mentre tiene sulle spalle un ragazzo, apparentemente privo di sensi, anch’egli nudo: ma quella che forse (e nella peggiore delle ipotesi) nasce con l’essere una trovata commerciale, finisce per costituire una dichiarazione programmatica dello stile della musicista. Nella posa dei due c’è infatti quel qualcosa di primitivo, sensuale e selvaggio, o tutt’al più selvatico, che è ben evidente anche nella musica dei Bat for Lashes: però, accanto a ciò, lo sguardo della cantante e le mani, quasi maschili, che stringono gli arti del suo “fardello”, lasciano intendere una decisione e una sicurezza di sé quasi inquietanti. E così è la sua musica, il giusto insieme di cuore e mente, di tecnica e creazione, il perfetto equilibrio di apollineo e dionisiaco (un aspetto, quest’ultimo, del quale la cantante conosce la pericolosità, motivo per cui ha inventato la finzione artistica dei Bat for Lashes che, come lei stessa ha affermato, le permettono di creare la “distanza necessaria” tra se stessa e la persona che interpreta le canzoni). Un binomio che ha caratterizzato i primi album, che hanno visto un’evoluzione stilistica notevole, tanto che il secondo, Two Suns, è stato accolto con grande apprezzamento da parte della critica, che l’ha definito come un lavoro dark, ma mai inutilmente tale, caratterizzato da un ricco labirinto sotterraneo di ammalianti nenie e da una bellezza spettrale.

Con The Haunted Man, è arrivato il momento per la musicista inglese di confermare questa evoluzione: e così questo album riesce proprio a trasmetterci sicurezza, costituendo il lavoro, raffinato e compiuto, della maturità artistica di Natasha Khan. L’album si apre con l’incantevole voce di Natasha, che introduce Lilies, la cui musicalità, tutta incentrata sulla voce della cantante e su una base elettronica a tratti sognante e a tratti pomposa, ha una notevole carica sensuale, impregnata di un lirismo che non diventa mai eccessivo. Segue All Your Gold, una delle tracce migliori del disco, che però ha già suscitato qualche critica in quanto, a detta di molti, presenta delle eccessive somiglianze con la celebre Somebody That I Used To Know di Gotye: in realtà è solo il riff iniziale che ricorda la hit del musicista australiano, la quale comunque condivide con questa una andamento effettivamente magnetico: se, per nostra fortuna, questa canzone riuscisse a raggiungere, come Somebody That I Used To Know, le orecchie delle folle aitanti sarebbe già un grande passo per il pop di qualità.

Bat For Lashes – All Your Gold by Bat for Lashes

Altro pezzo in cui è evidente il marchio dei Bat for Lashes è il seguente, Horses Of The Sun, che come le migliori canzoni album precedenti riesce ad evocare ambientazioni mistiche e quasi fiabesche: tutto merito, oltre che alla solita voce della Khan, di una ritmica che ha qualcosa di ossessivo, primitivo. Uno schema che si ripete anche nella seguente Oh Yeah, che però rischia di lasciare troppo spazio all’elettronica, a scapito della trama musicale; un errore che subito è corretto nella splendida Laura, canzone che, in perfetto equilibrio tra l’eleganza di Agnes Obel e la profonda, gotica, suggestività dell’austriaca Soap&Skin, non può che deliziare l’ascoltatore. Se Winter Field prosegue su questa linea, pur con la presenza massiccia degli archi un’andatura accelerata (che con qualche forzatura può far pensare alla migliore Lana del Rey), è invece sorprendente la title track, The Haunted Man, che da un inizio rarefatto si evolve in una canzone dalle proporzioni notevoli: il ritmo iniziale che permea la voce della cantante come un battito cardiaco si trasforma in quella che sembra una marcia militare e i cori maschili, prima sussurrati, crescono d’intensità andando a intrecciarsi alla voce della cantante. Marilyn e A Wall contribuiscono a sottolineare lo stile suggestivo dei Bat for Lashes, fatto di melodie evocative, ritmi quasi tribali e alternarsi di livelli d’intensità: ogni canzone, comunque, ha una sua personalità e non risulta mai banale o ripetitiva.
Le ultime due tracce, invece, sembrano voler spezzare questo magico equilibrio, con due risultati diversi: se la penultima Rest Your Head vede come protagonista il synth, piuttosto che una melodia comunque non scontata e pende verso la predominanza di un impeto a tratti quasi dance, il vero capolavoro è l’ultima Deep Sea Diver. Brividi corrono lungo la schiena all’ascolto di questa canzone, che sembra costituire il punto massimo del climax ascendente di tutto ciò che The Haunted Man rappresenta: una potenza evocativa eccezionale, un’abilità compositiva notevole e una voce, quella di Natasha Khan, che ha il magico potere di catalizzare ogni frammento di attenzione da parte di chi la ode.
Da avere.

(14/10/2012)

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Giacomo Dalla Valentina
Giacomo Dalla Valentina

Piemontese di nascita, milanese d'adozione, studio giurisprudenza @ Statale di Milano. Appassionato lettore e collaboratore di OUTsiders.