B.o.B. – Strange Clouds

Scheda
Rispetto al genere
5.0


Rispetto alla carriera
5.0


Hype
5.0


Voto
5.0

5/ 10

di Lorenzo Li Veli

Su B.o.B. erano state riposte tante speranze, sin da quando, nel 2010, aveva pubblicato il suo primo album, The adventures of Bobby Ray, successo di critica e pubblico. Disco che, pur non avendo nulla di miracoloso, nella sua onestà forniva spunti interessanti, come, del resto, il resto della carriera del rapper del North Carolina. Insomma, aspettative pienamente rispettate da chi veniva additato come uno degli artisti che potevano eliminare questo strato di polvere che si è venuto a creare sul rap game. Era lecito, dunque, aspettarsi di più da questo scialbo Strange Clouds, uscito martedì primo maggio, anticipato dal patinato singolo So good. Ecco, forse proprio la canzone scelta come traino dell’album era un primo campanello d’allarme, ma, si sa, i singoli sono pensati per essere il più radio friendly possibile, quindi la preoccupazione era passata con la stessa velocità con cui si era palesata.
B.o.B. non è mai stato un rapper convenzionale, anzi, ha sempre cercato di unire più sonorità, sperimentando tra più orizzonti musicali. Inutile dire che, in un periodo in cui il rap soffre una grave crisi di originalità, questo approccio era stato giudicato più che positivamente, visti anche i più che discreti risultati ottenuti. Con Strange clouds, però, l’artista ha sterzato vigorosamente verso musicalità più commerciabili, più pop. Intendiamoci, non è stato il primo e non sarà l’ultimo a operare scelte artistiche del genere; certo è che, da B.o.B., era meno preventivabile e meno augurabile. Oltre alla già citata So good, basta pensare a Both of us, dove il rapper diventa contorno del ritornello di Taylor Swift, vero centro nevralgico della canzone. Che dire, invece, di Chandelier, patinata traccia con ritornello oltremodo irritante? B.o.B. si avventura anche nel mondo Young Money, grazie ai featuring di Lil Wayne (traccia omonima) e Nicki Minaj (Out of my mind). Se nel primo caso, il pericolo è scampato grazie all’abilità dei due rapper, lo stupore è forte quando si ascolta Out of my mind, dove risulta inspiegabile la metamorfosi adottata dal rapper, che imita il flow irritante di Nicki, oltre alle rime non-sense. Non mancano, ovviamente, tratti salienti dove B.o.B. ritorna quello più genuino delle origini: Play for keeps, Bombs away (anche se il ritornello rovina parecchio), Arena con la collaborazione del riabilitato Chris Brown e del redivivo T.I. Troppo poco, però, perchè l’album raggiunga i livelli del precedente.
B.o.B. ha un incredibile talento nel creare hit (Airplanes era diventato un successo persino in Italia) e nel saper far coesistere due anime nella stessa persona: quella più patinata e l’altra più genuina e legata alle origini. Questa volta, però, ha prevalso la prima e la delusione è tangibile.

(03/05/2012)

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Lorenzo Li Veli
Lorenzo Li Veli

Caporedattore e gestore della sezione black music. Studente della magistrale di Ingegneria Energetica @ Politecnico di Torino