Avenged Sevenfold – Hail to the King

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
7.0


Voto
7.7

7.7/ 10

di Simone Brunini

avenged-sevenfold-2013Dopo il grande successo di “City of Evil” e il loro album bianco “Avenged Sevenfold”, la band californiana arrivava al termine del primo decennio degli anni duemila con il nuovo lavoro “Nightmare” pronto ad essere ultimato in studio; avevano quindi tutte le carte in regola per un futuro sereno, ma come troppo spesso è accaduto nel mondo della musica, una disgrazia inaspettata si è abbattuta nel loro mondo: il 28 dicembre 2009 muore il batterista e principale mente creativa del gruppo James “The Rev” Sullivan. Il nuovo lavoro esce comunque nel luglio del 2010 con l’ingresso provvisorio di Mike Portnoy (ex Dream Teather) che sostituisce nel migliore dei modi The Rev, così anche il loro quinto disco si rivela un enorme successo, ma nascono i primi dubbi su come andranno avanti gli A7X senza l’apporto artistico di un membro cosi importante. Ed eccoci arrivati al 2013. nel frattempo Portnoy ha lasciato il posto al giovane Arin Ilejay alla batteria e con questa nuova lineup i Sevenfold entrano in studio a gennaio per registrare il loro nuovo e atteso album “Hail to the King”.

Il disco si apre con “Sheperd of Fire”, brano heavy-metal vecchia scuola che fa pensare, specialmente nell’introduzione e sull’attacco strumentale, ad una brano dei Metallica. La seconda traccia è la title track “Hail to the King” che aveva anticipato l’uscita del disco come primo singolo, pezzo veramente solido, anche se basato su un tempo quasi lento non perde mai d’intensità e potenza. “Doing Time”, brano hardrock di tutto rispetto che ci riporta alla memoria i bei tempi dei (veri) Guns N’ Roses, dove possiamo apprezzare la duttilità vocale del frontman M.Shadows. E’ il momento della traccia più chiacchierata del disco, presa di mira dalla rete, che già dal primo giorno gridava allo scandalo e al palese plagio, senza sapere in cosa consista evidentemente. E’ comunque fuori ombra di dubbio che “This Means War” nella strofa ricordi e invogli a cantare “Sad but True” dei Metallica;, l’idea che mi sono fatto è che oltre all’attacco delle frasi la responsabilità di questa somiglianza sia proprio nella nuova “gestione” della batteria, che spesso anche in altri brani ricorda moltissimo a livello sonoro quella del vecchio Lars Urlich. Una volta superato il trauma plagio ci troviamo ad ascoltare un grande brano heavy che poco deve invidiare a quelli che lo hanno preceduto. “Requiem” è senza dubbio la traccia con il groove più pesante, come tecnica e pienezza di suoni ricorda il lavoro fatto nell’LP “Nightmare” con l’ausilio di archi e cori gregoriani ad incalzare e completare il quadro. Con “Heritic” sembra di tornare ai tempi di “City of Evil” e con la fantastica “Coming Home” gli A7X vanno a scomodare un altro gruppo storico (a voi la scelta), almeno per quello che concerne la struttura della canzone, con un’introduzione lenta dove la voce è accompagnata da un veloce arpeggio che funge da antipasto al duetto delle chitarre, prima dell’inizio della cavalcante strofa. Da segnalare il solo, lungo e molto tecnico, dove Synyster Gates sfodera tutto il proprio repertorio senza complimenti. Come per i precedenti lavori anche in questo c’è spazio per i lenti, il primo “Crimson Day” e a chiudere il disco “Acid Rain”. Il primo caso è la classica ballata di una band rock\metal mentre l’ultimo pezzo è quasi troppo lento e “dolce” con una linea di piano in alcuni momenti accompagnata solamente dalla batteria e dall’immancabile parte vocale.

Non è mai facile capire in quale direzione andrà una band a seguito di un importante cambio di formazione, a volte il cambiamento è migliorativo, ma la maggior parte delle volte si è assistito a vere e proprie cantonate artistiche. La scelta fatta da Shadows e soci mi è sembrata la più intelligente e anche il risultato è veramente buono. Dimostrando che a volte è meglio fare un passo indietro tornando alle basi del metal\hardrock con il risultato di un album solido e credibile che li mantiene sulla rampa di lancio per diventare una delle band storiche del genere.

 

(24/09/2013)

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Simone Brunini
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