Arctic Monkeys – AM

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
7.5


Voto
7.2

7.2/ 10

di Giorgio Albano

arcticmonkeys-1

Nuovo ritorno e nuovo cambio repentino di genere e specie per le note scimmie artiche. Dopo essere passati dai ritmi strafottenti e acidi dei primi due album ed aver poi tentato di esplorare sonorità più calde e rock, con scarsi risultati sia dal punto di vista del pubblico che della critica, gli Arctic decidono di cambiare ancora un volta la propria rotta. I sintomi di questo cambiamento e (parziale) ritorno alle origini risultano visibili fin dalle prime note dell’album. Se Suck it and See era stato creato con l’intento piuttosto pretenzioso di spaziare nel mondo del rock made in USA, AM torna da essere  figlio del freddo clima londinese, atmosfere indie comprese. Si nota subito il desiderio di spaziare meno rispetto al passato e tornare un po’ sulla via che li aveva portati a scalare le classifiche mondiali.

Ai ritmi sfrenati e tipicamente giovanili dei loro primi lavori sostituiscono canzoni più lente e meditate. Solo raramente come in “R U Mine” si lasciano andare ad un vero e proprio ritorno alle origini. Nella maggior parte delle tracce il gruppo mostra ritmi più lenti e smussa un po’ gli angoli, ma riesce a mantenere sempre il sound e la magia che avevano caratterizzato il loro passato. Acquista ancora più importanza la particolarissima voce di Alex Turner, che risulta in alcune canzoni, come ad esempio Do I wanna know, assolutamente preponderante rispetto al resto. Il disco risulta molto meno easy listening ed immediato dei precedenti, che sparavano subito tutte le cartucce al primo ascolto. Meno d’impatto, si diceva, ma più ragionato e capace di regalare emozioni come nel passato anche se diverse, più calde e quasi romantiche. Forse la parentesi californiana è paradossalmente davvero servita al gruppo per trovare un giusto compromesso e trovare una strada verso cui andare senza snaturare troppo le loro sonorità.  Brani come Why’d You Only Call Me When You’re High? ed Anabella fanno il resto per promuovere in pieno l’album.  Il disco risulta forse ancora un po’ deludente per tutti i nostalgici dei vecchi (ignoranti) Arctic Monkeys degli inizi e spesso alterna fasi davvero scintillanti a momenti meno brillanti, ma in definitiva non è affatto male. Dopo la debacle di Suck it and See, solo il talento di Turner e soci avrebbe potuto concepire un disco così bello ed  innovativo rispetto al passato. Forse l’importanza di AM risulta essere ancora maggiore dei suoi predecessori per il gruppo di Londra. Questo album schioda letteralmente la cassa di un gruppo che già molti, prematuramente, davano per morto restituendoceli in una forma notevole e fuori dal baratro.

 

(25/10/2013)

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Giorgio Albano
Giorgio Albano

Redattore.