Apparat – Krieg Und Frieden (Music For Theatre)

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
6.5


Voto
6.8

6.8/ 10

di Giorgio Albano

Che Sascha Ring, in arte Apparat, fosse un artista piuttosto eclettico e mai incanalato in un sound preciso e sempre stabile lo si era già capito. Da alcuni anni era anche visibile  in lui il desiderio di esulare sempre di più dall’elettronica/club che lo avevano reso celebre al grande pubblico per dedicarsi a generi contigui ma sicuramente non uguali (vedasi la collaborazione con un mostro sacro dell’indie come Thom Yorke). Detto questo, non è difficile capire come mai Sascha abbia accettato la proposta di Sebastian Hartmann, regista di uno spettacolo teatrale a Berlino sul celebre romanzo di Lev Tolstoj  “Guerra e Pace”,  di musicare il suo spettacolo. Leggenda narra che l’artista berlinese sia partito per un viaggio in Thailandia portandosi dietro il celebre romanzo e cominciando a produrre, o comunque creare materiale, procedendo di pari passo con la lettura del libro. Da questo nasce il titolo, che in tedesco significa proprio guerra e pace, e il sottotitolo dell’album, appunto Music For Theatre. Questa premessa è decisamente necessaria per capire il disco e non rimanere troppo spiazzati quando lo si incomincia ad ascoltare. Come detto Apparat si allontana sempre di più dai beat elettronici, creando un disco in cui la componente maggiore è proprio una sorta di ambient che si possa sposare al meglio con il ruolo per cui è stata creata: fare da sottofondo ad un opera teatrale. In questo si concentra probabilmente tutta la discussione possibile su questo album: data per appurata la bravura e il talento del suo autore, il disco risulta comunque un po’ troppo vacuo ed inconsistente. Tutte le tracce sono piacevoli e poetiche (probabilmente ispirate dalle pagine dello stesso Tolstoj) ma perfette solo come sottofondo musicale. Senza uno spettacolo davanti agli occhi e concentrando tutta l’attenzione solo sulla musica risultano un po’ ripetitive e poco “attraenti”. L’altro lato della medaglia è sicuramente la capacità dell’artista berlinese di muoversi bene anche su un territorio a lui fin ora sconosciuto e il coraggio nel proporre un disco cosi diverso dalla maggior parte dei suoi precedenti lavori. L’album contiene dieci tracce, tutte prodotte insieme ad una vera e propria orchestra, di cui solo due cantante e destinate a non essere inserite nell’opera teatrale. Tutte le tracce sono accomunate da ritmi piuttosto calmi e un clima tutt’altro che allegro e spensierato. Filo conduttore del lavoro è sicuramente la poesia vagamente romantica che aleggia all’interno delle canzoni e che è perfettamente in linea con lo scritto da cui sono tratte, mostrando al mondo che la sensibilità artistica di Apparat non è indifferente. Tracce come “PV” e “K&F Thema” formano il momento più bello ed emozionante di tutto il lavoro. Un disco, in definitiva, che è ottimo come sottofondo musicale e che perde di tono se posto al centro dell’attenzione dell’ascoltatore.

(06/03/2013)

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Giorgio Albano
Giorgio Albano

Redattore.