Antun Opic – No Offense

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
7.0

7/ 10

di Sara Tirrito

antunopic1

Zaino in spalla, spiga di grano in bocca e chitarra alla mano: si chiama Antun Opic ed è l’incarnazione dell’Ulisse moderno, curioso e impavido, ma se il mitico eroe greco fuggiva da Troia in fiamme, lui fugge dalla stasi. L’avventura, il multiculturalismo, l’indipendenza mentale dominano con tutta evidenza il suo primo disco No offense, registrato nell’arco di un anno nel salotto di casa sua (naturalmente in acustico) e pubblicato lo scorso settembre con la propria etichetta indipendente Antuned, per ribadire ancora una volta di chi siano gli oneri e gli onori di tale fatica. Oltre che del frontman, Antun Opic è anche il nome della sua band, formata da Tobias Kavelar (chitarre, banjo, percussioni, backing-vocals) e Horst Richard Fritscher (basso) che lo hanno affiancato in questo progetto musicale. I testi contengono un preciso riferimento sociale a quelli che il cantante ha definito “nerdpersone considerate poco interessanti”. Come egli stesso ha dichiarato “iNo Offense ci sono il classico perdente, il senza tetto ed anche lo spione, quello che non vorresti incontrare mai”. Se lo spirito e le sonorità gipsy la fanno da padrone, specie in canzoni come Hospital The informer, l’artista tedesco fonde- in uno stile a tratti ancora acerbo- elementi di jazz, blues, folk, indie-pop e world music, pur prendendo le distanze dalla balkan music. Vi sono evidenti richiami a Django Reinhardt e risuonano gli echi di Bon Iver, Paco de Lucia, Tom Waits. L’ultima traccia dell’album si intitola Rootless tree e in effetti il cantante è croato per parte di madre, ma cresciuto a Monaco di Baviera, parla tedesco, ma scrive e canta in inglese: è difficile avere radici con delle premesse così. I testi sono in inglese perché Antun è convinto che questo lo aiuti ad estraniarsi dalla realtà per immedesimarsi nei personaggi che inventa e renderli anime nuove, ognuna con la sua storia, quasi come diventasse un creatore distante ma onnisciente, “vicino”, cantando in una lingua che non è la sua. Chi ascolta No Offense si ritrova immerso in un marasma di elementi indiscutibilmente alternativi e quasi sovversivi che inneggiano al viaggio, alla libertà, alla riflessione.

 

(22/02/2014)

Commenta
Sara Tirrito
Sara Tirrito