Antarte – Olio su tela

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
7.0


Voto
7.5

7.5/ 10

di Sara Tirrito

Trasposizione onirica della realtà, Olio su tela è un messaggio di nostalgia e coraggio insieme, un invito a lasciarsi andare e a reagire: “Va’…lei ti sta aspettando”“Rinasceremo nei balli delle notti d’agosto”, cantano rispettivamente Settembre e Cenere. È così che mi hanno positivamente impressionata gli Antarte. Dopo averli candidati fra i migliori artisti esordienti del 2013, Post-rock ha messo in classifica anche il loro album autoprodotto – Olio su Tela, appunto – che a gennaio ha festeggiato il suo primo compleanno. Il nucleo originario del gruppo è composto da Lillo Morreale (chitarra, voce), Paolo Vita (chitarra), Gabriele Castelli (batteria), ma per il loro primo disco Olio su tela  si sono avvalsi della collaborazione di Laura Ferlisi (cori), Raffaele Pullara (mandolino, violino) Gerlando Callea (contrabbasso) Simone Pletto (fisarmonica) e Calogero Contino (tromba). Nascono ad Agrigento, eppure la loro musica non mostra la minima intenzione di rimanere provinciale; al  contrario, viaggia e fa viaggiare, costantemente. È come un’ onda che trascina tutto ciò che è a galla e lo porta dove la corrente vuole che vada, nessun controllo su di essa. È come sognare da svegli. Così, mentre li ascolti puoi immaginarti sdraiata su una poltrona a fumare una sigaretta sorseggiando un tè caldo o in autostrada guidando verso mete lontane o ancora in un bagno di folla ad un concerto dei Clash. Olio su tela ha il potere di trascinarti dappertutto. Nell’ultimo mese è stato il mio sottofondo quotidiano. Ho tentato di scrutare l’essenza degli Antarte, di conoscerne l’estro, giungendo alla conclusione che definirli è particolarmente difficile. Si tratta di un rock sperimentale, che sembra ricorrere a tanti modelli per poi reinventarli in piena autonomia, e la varietà di strumenti utilizzati (tra cui gli affascinanti mandolino e fisarmonica) può facilmente condurti fuori strada. Così, senza troppe pretese e con il rischio di sbagliare, credo di aver visto in Diecimila parsec un delirio appassionato che ricorda La tua fretta o Canos dei Verdena e tutto il resto sembra provenire e mirare da ed all’estero. Su un sostrato piuttosto solido di Sigur Rós si fondono influssi di MogwaiRadioheadPink Floyd e simili geni del rock tradizionale o sperimentale internazionale. La mia canzone preferita è la prima traccia dell’album:La notte delle lucciole, che ti  trascina ripetendo “vanno via colori e suoni, fra le mani odore di te resterà solo, da solo qui” e ti incanta con le delicate incursioni vocali di Laura Ferlisi, paragonabili a quelle di Feist nella dolcissima Know how dei Kings of convenience.

Sito ufficiale: http://antarte.bandcamp.com

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/antarteofficial?fref=ts

(02/02/2014)

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Sara Tirrito
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