[REVIEW] Anna Calvi – One Breath

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.0


Voto
8.0

8/ 10

di Matteo Monaco

annacalvi

La classe dell’esordio di Anna Calvi è ancora fresca nella memoria di chi, con la cantautrice britannica, ha riscoperto che si può proporre un carisma à la PJ Harvey e una grazia che ricorda la sola Nico senza restare invischiati nelle paludi del riciclaggio sonoro. Da questo punto di vista, il ritorno di One Breath cade a pennello per smentire quanti – al contrario – avevano creduto alla triste favola del fuoco di paglia. Perchè One Breath, va detto subito, è un altro pieno centro, nel solco segnato dalla prima omonima prova in studio. Ed è subito un piacere immergersi nello pseudo trip-hop di Piece By Piece, al tavolo con il più delicato song-making inglese, mentre Sing To Me suona come i più ispirati Portishead – privati, stavolta fortunatamente, del ritmo secco delle percussioni. Ciò che colpisce maggiormente, al cospetto di tanta maturità espressiva, sono la suspence e l’interesse generati da atmosfere che minacciano di scivolare da un momento all’altro nella stanza più emotiva del crooning. Invece, la Calvi si impiega – con un’incisività perfino maggiore del passato – ad aggredire l’ascoltatore e a trascinarlo di forza nel corso della narrazione: i cori semplici semplici dell’apertura di Suddenly e di Tristan divertono anche per lo spirito spavaldo con cui vi si avvicina la Calvi, padrona della propria materia sonora al punto da abbandonarsi in un gioco alla portata di tutti.

Difficile, per contro, trovare un riferimento attuale alla poetica del pentagramma dell’artista albionica. Se, da un lato, gli echi della stagione di Bristol si impongono in una luce strettamente contemporanea, le forti venature tratte dall’idea di rock-opera trascendono i canoni classici – che rispondono, in questo caso da leggere con forte ironia, all’epica degli Who e alla vox populi dei Queen. Più vicina al post-punk dei Josef K e al miscelatore di frequenze di St Vincent, senza soluzione di continuità tra epoche e generi, la Calvi ha con tutta probabilità già raggiunto lo status di cardine – del quale si perdono le origini, dopo la sintesi organica di un universo nuovo. Con One Breath siamo al secondo Big Bang: scommettiamo che non sarà l’ultimo?

(24/10/2013)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.