Anna Calvi – Anna Calvi

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
9.0


Hype
8.0


Voto
8.3

8.3/ 10

di Matteo Monaco

Emmanuelle Mimieux attende di fronte allo specchio, fissando in se stessa la vittima e il carnefice di un’idea, nell’oscuro fascino dei momenti più drammatici. Il rosso dei trucchi e della cipria, come del suo vestito da gala, è della stessa tonalità di quello che circonda la svastica, esposta nella strada parigina che si affaccia oltre i vetri della finestra. Il film è Inglorious Basterds, ma l’attrice potrebbe essere Anna Calvi. Anche se di evidenti radici italiane, è inglese, come vuole tanto di quel rock che spesso non riusciamo ad imitare. Come, per esempio, lo scintillante debutto del 2011, acclamato tanto dalla critica e dal pubblico in un felice battesimo che trae autorevolezza dalla trasversalità. Sì, Anna Calvi piace proprio a tutti. E non solo per l’estetica ricercata, che apre alle fantasie più sentimentali della femme fatàle fino a chiamare in gioco i simbolismi biblici (ma anche, più tristemente, nazisti) tra Bene e Male. Oltre la chioma dorata, circondata dal rosso fuoco degli abiti, si gioca un’altra partita tra il Paradiso e l’Inferno, in cui i protagonisti sono, già dai tempi di Patti Smith e Bob Dylan, una voce e una chitarra.

Lo scontro, durante l’intero album, è denso sia dal punto di vista musicale, che emotivo. Lontana da astruse sperimentazioni elettroniche, sulle quali si perde una buona parte di artisti in cerca di ispirazione, si riparte là dove lascia PJ Harvey. Potrebbe essere un duetto, quello di The Devil, insieme al Let England Shake della collega di Yeovil, o meglio ancora un secondo atto. Lì dove la Harvey rivela un candore dolce, quasi infantile, di fronte al buio bellico, la Calvi (come Emmanuelle Mimieux) è quella stessa bambina, cresciuta a sopportare questa ambivalenza tanto da divenirne icona. Il Diavolo, quello vero, è l’ospite più citato nelle dieci tracce di Anna Calvi. Presente nel blues maligno di Rider to the Sea, travestito da donna-angelo in No More Words.

Nella produzione dell’italo-inglese, il coinvolgimento è la naturale meta di una musica semplice nei mezzi e raffinata nel risultato. Non capita di vestire i panni del solito pubblico annoiato e iper-critico, abbandonando spontaneamente il tradizionale vuoto tra arte e audience. Le vicende di amore e morte di Anna Calvi si trasfigurano presto in uno strano romanzo collettivo, dove le sensuali ambiguità dell’autrice cercano un compagno nell’inconscio dell’ascoltatore, per scrivere a quattro mani un album che ha l’odore degli amici lontani. Uno di questi, uno straordinario esordio, è finalmente ritornato a casa.

(06/01/2012)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.

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