Angel Olsen, “Burn Your Fire For No Witness”: un fiore sbocciato

di Edoardo D'Amato

Con la sua seconda creatura, questo angelo solitario di una bellezza eterea è pronto a far innamorare il mondo.

Chicago: è qui che si sta scrivendo una nuova, entusiasmante storia americana. Nella città che ha dato i natali al vocione di Eddie Vedder, alle poesie di Patti Smith oltre che alle tastiere di Ray Manzarek, è nata una nuova stella che risponde al nome di Angel Olsen. Voce di una delicatezza sussurrata, chitarra essenziale ma cazzuta e una compiutezza nella scrittura che nel precedente Half Way Home non era ancora contemplata: il secondo disco della cantautrice statunitense è pura poetica olseniana ma non si limita più solo ad un approccio folk, abbracciando infatti anche indie lo-fi, garage, rock, psych e country. In questo Burn Your Fire For No Witness c’è la prima Olsen, quella tremendamente esistenzialista da ascoltare in quei giorni invernali dove le nuvole inghiottiscono ogni cosa (White fire), ma anche quella nuova, con un’identità più aggressiva e graffiante (Hi-Five). Ora al fianco dell’artista americana ci sono anche basso e batteria, che arricchiscono la sua chitarra elettrificata per l’occasione: c’è una ruvidezza che non ti aspetti – come in Lights Out, dove sembra di sentire una ballata dei Velvet Underground – da un personaggio che aveva esordito con un folk impostato, che aveva subito fatto breccia senza però rischiare mai troppo. Non c’è più alcun dubbio: con la sua seconda creatura, questo angelo solitario di una bellezza eterea è pronto a far innamorare il mondo.

(09/07/2014)

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Edoardo D'Amato
Edoardo D'Amato

Direttore. Classe 1990, ho visto nascere OUTsiders e ora cresce insieme a me. Collaboro anche presso il network www.fantagazzetta.com.