Andy Winter – Incomprehensible

Scheda
Rispetto al genere
8.5


Rispetto alla carriera
8.5


Hype
8.0


Voto
8.3

8.3/ 10

di Alekos Capelli

Andy Winter è un musicista norvegese la cui ramificata e illustre carriera raccoglie alcune delle band più interessanti dell’area sperimentale e avanguardista metallica. Stiamo parlando di nomi come il tecnicissimo supergruppo Age Of Silence, i neoclassici Winds e gli americani Self Spiller e Sculptured (side-projects degli Agalloch).
In questa occasione Winter si presenta però come solista, intitolandosi un disco che, nella migliore tradizione prog, moderna e non, vede la partecipazione di un vero e proprio dream-team di vocalist, ognuno dei quali si occupa di un brano. Similmente a quanto fatto in tempi non troppo distanti da Ayreon, il tastierista norvegese ha infatti raccolto su Incomprehensible una serie di composizioni perfettamente ritagliate e cucite addosso alle voci prescelte, riuscendo nella non banale impresa di valorizzarne le diverse caratteristiche interpretative, mantenendo comunque saldo lo spirito unitario e l’omogeneità di fondo del disco, grazie a solide strutture musicali e arrangiamenti personali.

La partenza è affidata alle bizzarrie tonali di Agnete Kirkevaag, dei Madder Mortem, che nei saliscendi emozionali di Reversed Psychological Patterns si trova indubbiamente a proprio agio. La spiritualità pagana e faustiana di John Haughm degli Agalloch riempie le trame brillanti di My Illusions Are My Own, mentre il timbro cristallino di Kjetil Nordhus (Tristania, Trail Of Tears e Green Carnation) lavora di contrasto nelle sghembe architetture di Perfection Is The Blank Page.
Impossibile non citare anche sua maestà Dan Swanö, artista che da solo vale una buona metà dell’intera scena svedese, il cui indiscutibile talento, anche vocale, è eccellente per una Somewhere Else To Disappear, dal sapore dichiaratamente Nightingale.
Il bello di questo Incomprehensible sta proprio nella sua grande varietà espressiva, in grado di coprire una gamma di atmosfere e situazioni emozionali quanto mai vaste e varie, ma anche nella sua immediata fruibilità, data dalla contemporanea familiarità dei vari cantanti coinvolti e del fresco e dinamico comparto strumentale. Il buon Andy Winter ci regala dunque un inaspettato quanto ottimo ascolto, sotto tutti i punti di vista, dedicato non solo ai fan del prog o dei singoli musicisti coinvolti, ma a tutti gli amanti del metal moderno/contemporaneo e genuinamente raffinato.

(19/02/2013)

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Alekos Capelli
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