Alt J – An Awesome Way

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
7.5


Hype
8.0


Voto
7.7

7.7/ 10

di Redazione

di Rossana CrippaAn Awesome Wave è il titolo dell’album di debutto degli Alt-j (Δ), quartetto britannico nato nel 2007 tra i banchi della Leeds University, band che prende il proprio nome dalla combinazione dei tasti ALT e J di una tastiera Mac che, se premuti insieme, formano un triangolo o la lettera greca delta, simbolo matematico del cambiamento. Ed è proprio “cambiamento” la parola chiave che descrive questo album, ricco di toni e sfumature tra loro assai differenti e che al suo interno accoglie generi e sonorità che poche band hanno saputo conciliare in modo così fluido. Già dal nome “hipster” del gruppo e dalla cover criptica e caleidoscopica dell’album, l’ascoltatore è portato a credere che gli Alt-j si inseriscano nella tipica atmosfera indie che da qualche anno a questa parte ha lasciato sempre meno spazio alla sperimentazione, ma, sebbene si ispirino certamente ai Fleet Foxes per quanto riguarda il lato folk e i Radiohead per quello più sintetico ed elettronico, gli Alt-j si ritagliano facilmente uno spazio unico nel panorama dell’alt-pop. Il disco si sviluppa proprio come l’onda da cui prende il titolo: parte piano, dolcemente, con l’Intro che apre l’opera, per poi continuare in un climax ascendente fino ad esplodere nella quarta traccia, Breezeblocks, il brano più ritmato dell’intero album e, come le onde che si ritraggono lentamente prima di infrangersi con potenza sugli scogli, è intervallato da tre interludi che ne scandiscono il ritmo e offrono momenti di respiro  prima della nuova ondata ritmica. Dalla prima all’ultima traccia non vi è nulla di ripetitivo, tutto è originalmente nuovo e unico. Anche i brevi interludi sono studiati nei minimi particolari per offrire all’ascoltatore una sempre diversa esperienza uditiva. Dai cori a cappella dalle tinte celtiche del primo interludio, si passa a un lento assolo di chitarra acustica del secondo, per poi finire con la tonalità quasi mistica e rituale del terzo.Difficilmente altri artisti hanno saputo attraversare in un solo album (e spesso anche in una sola canzone) atmosfere e musicalità tipiche del folk e insieme dell’elettronica, riuscendo ad amalgamarle in un unico flusso continuo e vibrante, proprio come delle onde oceaniche. Gli Alt-J amano sperimentare e rinnovarsi continuamente e, se l’impresa riesce perfettamente, il merito va soprattutto alla voce estremamente riconoscibile del cantante Joe Newman, in grado di eseguire senza sforzo i vari cambiamenti di atmosfera che intercorrono tra i brani, riuscendo a interpretare in modo unico il fondersi di sonorità molto diverse e apparentemente inconciliabili tra loro.Tra i brani, Breezeblocks è sicuramente quello che incarna meglio lo spirito dell’intero album e, non a caso, è stato il singolo che ne ha trainato l’uscita. Nei suoi quasi quattro minuti di durata, il brano riesce a incarnare sound estremamente diversi, intervallati dai cori imperiosi dei componenti della band che, insieme a Newman, danno vita a un’opera completa e coesa al suo interno. A far da contraltare ai ritmi incalzanti di Breezeblocks si erge invece Matilda, che si appoggia su una sonorità più melodica e intima, ma non per questo meno studiata  nei minimi dettagli. Da tenere a mente è anche Bloodflood, forse il brano più malinconico, che ricorda da vicino i primi lavori dei The Temper Trap e che riprende nel testo il titolo dell’album. Ci sono voluti cinque anni per portare a maturazione quest’opera prima estremamente variegata e complessa, unica nel suo genere, intelligente nei testi e seducente nel sound. La speranza è che non se ne debbano attendere altri cinque per ascoltare il seguito di questo quanto mai riuscito esperimento uditivo. Per ora possiamo limitarci a dire che, nella sfera musicale indie costellata da una miriade di gruppi più o meno emergenti, gli Alt-j si sono ritagliati un posto di tutto rispetto sotto il riflettore.

(30/09/2012)

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