Alanis Morissette – Havoc and Bright Lights

Scheda
Rispetto al genere
5.0


Rispetto alla carriera
5.0


Hype
5.0


Voto
5.0

5/ 10

di Eugenio Goria

Se i suoi singoli più recenti hanno mantenuto negli anni una faccia più o meno simile a quella di sempre, Alanis Morissette è andata incontro a numerosi cambiamenti nella sua produzione più recente. Certo, ascoltando  brani come Everything o Underneath, si ha ancora l’impressione di avere a che fare con la stessa popsinger con l’anima da rockettara che dischi come Jagged Little Pill ci hanno insegnato ad apprezzare, ma il pop più sereno è scivolato con il tempo verso un grigiore che non rende giustizia a una voce radiosa e solare, con un fiorire di chitarre distorte dal sapore gotico, e un apporto sempre crescente dell’elettronica, che va a intaccare quella serena semplicità dei primi dischi, per un sound sicuramente più deciso e aggressivo, ma anche molto più inflazionato.

Guardian, il primo singolo di questo nuovo lavoro della Morissette si colloca sulla scia di molte hits della cantante canadese, e ancora una volta conferma una svolta elettronica che lascia un po’rimpiangere quella semplicità del passato che era un grande punto di forza. Quella voce, così particolare, non è cambiata, e la melodia è molto simile ad alcuni pezzi del passato, anche se il tutto appare molto più plastificato, più convenzionale: un singolo da radio che entra in testa e non se ne va via, ma non ha la forza di convincere ad acquistare il disco. Ciò che delude un po’è il tentativo di calare il talento di un’Alanis Morissette cantautrice nei panni di una popstar che in alcuni casi le stanno veramente stretti. La migliore verve delle canadese emerge in ballate come Spiral, o anche nella più moderna Woman Down, che trasuda l’esperienza di donna vissuta, moglie, madre e sorella, bandiera di un femminismo che a ritmo di musica si scaglia contro: tutti voi che odiate le donne, perché dovete svilirci? recita più volte un ritornello in cui emerge un pathos che pare sommerso in altri punti del disco. Senza dubbio uno dei migliori brani del disco.

La produzione di Guy Sigsworth, che ha prodotto anche il disco precedente nel 2008, deve avere influito non poco nel definire i tratti salienti di Havoc and Brightlights, che infatti sembra riprendere il discorso lasciato interrotto da Flavors of Entanglement. Beats aggressivi e chitarre elettriche si uniscono nel delineare il nuovo aspetto di Alanis Morissette, e escono anche brani di effetto come Numb, ma come in tutti i dischi pop sembra esserci anche tanto materiale riempitivo. Havoc è una title track molto particolare, accompagnata solo dal piano elettrico, introspettiva al massimo, riflette abbastanza bene il senso di devastazione interiore (havoc in inglese, per l’appunto) a cui allude il titolo del disco. Ma se il brano ha l’indubbio pregio di liberarci per un attimo da quei beat fastidiosi e invadenti che esercitano una dittatura su gran parte del disco, un ascoltatore vorrebbe anche sentire la parte dedicata alle bright lights, le luci capaci di illuminare tanto grigiore.

In definitiva, la voce di Alanis Morissette, in ottima forma da quel punto di vista, è talmente particolare che salverebbe quasi qualunque cosa, però è da riconoscere che questa sua nuova svolta discografica verso i suoni sintetici del pop americano lascia abbastanza a bocca asciutta, e sicuramente fa rimpiangere dischi come Under Rug Swept, che pure aveva la sua buona dose di grigiore. Se questa è la strada scelta dalla cantante, la speranza è che sia in grado di portarla avanti con una maggiore consapevolezza, che le permetta in futuro di saper sfruttare meglio le potenzialità di un genere che fino a questo momento non sembra andarle troppo a genio.

(28/08/2012)

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Eugenio Goria
Eugenio Goria

Caporedattore. Scrivo di musica dal 2008 su riviste storiche come "Late for the sky" e "L'Isola". Nel 2010 sono entrato a far parte di Outsiders.