Alabastro Euforico – Alabastro Euforico

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
6.0


Voto
6.7

6.7/ 10

di Mario Cascino

Materiali Sonori questa volta ha tirato fuori dal cilindro un album davvero particolare. Tutto merito dell’esperienza di Arlo Bigazzi, si direbbe, bassista compositore e produttore attivo sul mercato discografico sin dagli anni ’70 proprio per Materiali Sonori, che ha voluto raccogliere musicisti e collaboratori di lunga data per dare voce a un’esperienza musicale unica e gioiosa: Alabastro Euforico. Non può non saltare all’occhio, sin da subito, che qualcosa non torna e che non si tratta di un normale prodotto discografico: di solito la copertina riporta il nome dell’artista maggiore o il nome del gruppo e il titolo dell’album, ed è raro leggere tanti nomi messi appositamente in evidenza, anche per un’etichetta indipendente. Forse si tratta di una singolare forma di spirito democratico, o forse è solo un modo per ringraziare i musicisti che hanno partecipato, viene da pensare. Ma non è così semplice: aprite il libretto e infilate il cd in un lettore e capirete perché.


La colonna portante del disco è la squadra tutta al femminile che compone il Quartetto Euphoria, quartetto d’archi classico (violoncello, viola e due violini) la cui energia guida le melodie dei fiati di Vittorio Catalano, gli arrangiamenti e il basso di Arlo Bigazzi e la batteria di Marzio Del Testa. Ma gli artisti che partecipano sono molti di più: alle chitarre abbiamo Antonio “superpippo” Gabellini e Mino Cavallo, Raffaele Pinelli compare qua e la con il suo organetto, e come se non bastasse ci sono anche i giovani percussionisti di Quartiere Tamburi. Come stavamo dicendo, tanti nomi per tanti ruoli: assieme agli archi, alle chitarre e ai fiati(flauti e sax soprano) – tutti strumenti che si sono conquistati un posto nella musica contemporanea, si possono ascoltare strumenti insoliti come ocarine, balalaike, ciaramelle, duduk e perfino un cuatro. E anche se tutto questo potrebbe confondere un pochino all’inizio, già dal primo brano l’ascoltatore viene travolto da una musica talmente semplice, spontanea, diretta, che non potrà non rimanerne almeno affascinato. Alabastro Euforico, con il suo repertorio così ampio e vario, che passa dalla  rivisitazione della Penguin Cafe Orchestra a parecchie composizioni originali dello stesso Bigazzi e dei suoi compagni di avventure, dimostra di non voler essere il risultato della ricerca di un prodotto artistico facilmente commercializzabile, ma una unione genuina e spontanea  di teste e sensibilità diverse per amore della musica stessa, in cui tutti sono partecipi nella stessa misura mettendosi in gioco con ogni nota e ogni melodia, purché abbia da raccontare qualcosa.

L’obiettivo dichiarato è “indagare le musiche del mondo, con l’intento di superare la rigidità della musica colta e i limiti del rock, passando attraverso quel senso d’immediatezza tipica della musica popolare. Non senza una certa dose di ironia e di divertimento, per chi suona e per chi ascolta”. E ci riescono, senza lasciare la possibilità di inquadrare nemmeno alla lontana influenze, generi o stili se non col contagocce: un poco classicheggianti, un poco etnici, sicuramente folk, strutturalmente rock ed essenzialmente jazz. Traccia dopo traccia l’ascoltatore non sa cosa aspettarsi, perché saltare dagli allegri e spensierati fraseggi quasi caraibici di Mio cugino Yacuba alla spiraliforme Music for a found Harmonium, dalla melanconica e riflessiva Mercy Theme al rock inaspettato di Professione: Terza Vittima (che il gruppo suonava dal vivo anche nello spettacolo di Alessandro Benvenuti), dai pedali e dai crescendo minimalisti di – e il nome di questo brano è già particolare di per sé – Zia Amparo corista di Juan de Almeida prima della Guerra Civile in Spagna(ma dagli amici chiamata Edda perché aveva una nonna di origine italiana) fino al kletzmer balcanico di Hanigun Hasameach , beh, son voli mica da ridere. Poco ma sicuro: ascoltando la musica di Alabastro Euforico è impossibile annoiarsi.

(29/01/2012)

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Mario Cascino
Mario Cascino

Redattore. Sound Engineer (studente presso SAE Institute Milano), regista e speaker radiofonico per RadioTrip.net (www.radiotrip.net) e RadioAttiva (radioattivarivoli.wordpress.com), bassista. Specializzato in jazz e rock.

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