A Great Big Pile of Leaves – You’re Always On My Mind

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
8.5


Hype
6.5


Voto
7.7

7.7/ 10

di Simone Brunini

Direttamente da Brooklyn con il loro indie rock ecco gli A Great Big Pile of Leaves, che dopo il loro ottimo debutto (auto-prodotto) del 2010 Have You Seen My Prefrontal Cortex?, tornano alla ribalta con il loro secondo lavoro: You’re Always on My Mind uscito lo scorso 2 luglio.

Questo nuovo disco è una ventata di positività, caratterizzato dalla rilassante voce di Pete Weidland e dal fantastico lavoro delle chitarre. Se ad un primo ascolto tutto può sembrare scontato e semplice, andando ad assaporare maggiormente e con più attenzione si riescono ad apprezzare tutte le piccole cose presenti, che si amalgamano l’una all’altra, creando un’atmosfera nostalgica e benefica.

A_Great_Big_Pile_of_Leaves_Band_PicturePartendo dai testi che sono semplici e senza grandi pretese ma, nonostante ciò, non lasciano indifferente l’ascoltatore che con molta naturalezza si può riconoscere nelle storie e nelle situazioni trattate. Come a quelle cene con i vecchi compagni di scuola dove si raccontano i vecchi aneddoti di quando si era ragazzi insieme: le frustrazioni adolescenziali, le feste sulla spiaggia, insomma lati negativi e positivi della vita di quei tempi, che tutti bene o male abbiamo vissuto. Proprio per il suo essere elementare, per l’argomento che tratta e che a tutti sembrerà familiare è da segnalare Pizzanomics.
Si è già detto voce di Weidland, adatta per stile e contenuti nell’interpretare i brani presenti, ma anche i cori hanno la loro fetta di merito, aggiungendo valore e sostenendo la voce principale egregiamente, dove serve con quinte o ottave che si vanno ad intrecciare cosi alla linea principale in altri casi con semplici “tappeti” vocali o controcanti a riempimento.
Un passo avanti nella lavorazione del disco è sicuramente dovuto all’influenza di Ed Ackerson che ha contribuito, come produttore, a migliorare e perfezionare le già buone dinamiche di gruppo, lavorando con tutti i membri su ogni canzone, non perdendo mai di vista il risultato finale, un occhio critico esterno che ha corretto le piccole sbavature che facilmente si possono fare nella lavorazione di un album.
I brani forse più riusciti sono Flying Fish, dove con onesta e laconica sintesi si fa riferimento a sentirsi insicuri e non ancora pronti per il mondo e Pet Mouse,  dove si possono apprezzare tutte le variazioni vocali nelle corde di Pete. La sognante e semi-acustica Locus of Control è il lento che ci dà un ottimo esempio del lavoro svolto in studio di registrazione, ogni momento della canzone è studiato perfettamente in tutti i suoi accenti, cori e cambi di ritmo. Ci sono così pochi e banali argomenti in questo ultimo lavoro dei A Great Big Pile, eppure come forse troppo spesso ci dimentichiamo le cose semplici e genuine sanno sempre darci una sferzata di energia che ci rilancia, se a questo si aggiunge tutta la passione con la quale il quartetto newyorkese propone i propi pezzi e il buon livello tecnico e qualitativo della musica presente in You’re Always on My Mind non possiamo che essere felici di esserci imbattuti in questo disco. Alla fine come non si può star bene in un’atmosfera a base di piaceri semplici, amici e buona musica.

 

(10/07/2013)

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