77 Bombay Street – Up in the sky

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.5


Voto
8.0

8/ 10

di Lorenzo Modica

Senza calzoni e cappelli da montanari, ma con giacche alla Beatles cucite accuratamente dalla mamma, i quattro fratelli di Scharans, paese di 900 anime nel Canton Grigioni, hanno conquistato la Svizzera. Ora, dopo aver venduto 30.000 copie e collezionato diversi dischi di platino , hanno cambiato rotta e puntano dritto verso il resto del mondo.
Suoni folk scanditi da una ritmica appassionante, testi ricchi e alcune volte ironici.
Per capire come una band svizzera si possa chiamare 77 Bombay Street, bisogna fare un passo indietro, quando, con la famiglia, si trasferiscono in Australia e finiscono proprio nella via da cui loro attingono il nome. Non solo, da quel paese colgono il tipico rock leggero che spesso viene inserito nella propria musica anche dai cantanti Pop.
Il sogno autraliano finisce pochi anni dopo, il ritorno in Svizzera è simmetrico alla riscoperta della vecchia baita dei nonni, piccola, ma per quei ragazzoni con tanta musica in testa diventa il vero “mondo delle idee”, dove tutto nasce.
Con il 2 febbraio 2011 si sancisce il vero exploit della band che pubblica Up in the sky, album a dir poco eccezionale, se pensiamo al fatto che è quello di debutto.
Sono 12 canzoni che ti tengono sospeso, la prima in ordine di scaletta è “47 Millionaires”, ritmica decisa e sonorità country che stuzzicano il palato.
Subito dopo viene servita l’omonima dell’album, “Up in the sky”, la quale ti fa sobbalzare ad ogni levare di chitarra, ma a causa del suo fiume di parole è innarestabile.

I 77 Bombay Street sono formati da Matt (28 anni, voce e chitarra acustica), Joe (26, voce e chitarra elettrica), Esra (24, voce e batteria) e Simri-Ramon (20 voce e basso). Semplici ragazzi che vestiti da novelli lord inglesi si aggirano nel Canton Grigioni e ne spaventano i tranquilli abitanti.
“Long way” sembra una canzone già sentita, accordi non complicati che si adatterebbero ad un videoclip che scorre lungo tutta una via, magari Bombay Street.
“Miss your girl” e “Forgotten Your Name” sono decisamente più lente e dolci, le cataloghiamo come le solite ballad dei gruppi rock.
“I Love Lady Gaga” è la vera canzone da Boy band, testo divertente in cui vengono citati molti, forse troppi nomi di artisti famosi, nella quale tutti e quattro intervengono nella canzone cantando, chi interi versi, chi solo con cori.

Ecco tornare del country in “Number 2” per ravvivare il tono di un album che pian piano si stava addolcendo troppo. E’ dunque decisamente positivo l’inserimento del banjo e cori in stile afro, come quelli cantati durante i meschini lavori forzati di ormai qualche secolo fa.
Una band che sarà sicuramente una rivelazione, perchè ora anche le nostre radio iniziano a metterli in rotazione nei loro programmi, dunque data la vicinanza tra il loro paese e il nostro, suggerirei di accoglierli a braccia aperta per fissargli qualche data.

(05/12/2011)

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Lorenzo Modica
Lorenzo Modica

Redattore. Scrive sul webzine OUTsiders dal 2011, frequenta la facoltà di Lingue e Letterature Straniere presso l'Università di Studi di Torino. Appassionato di rock, indie rock, e sottogeneri. Contatti: owomoyela90@gmail.com

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