30 Seconds to Mars – Love, Lust, Faith + Dreams

Scheda
Rispetto al genere
6.0


Rispetto alla carriera
5.0


Hype
6.0


Voto
5.7

5.7/ 10

di Simone Brunini

“Love, Lust, Faith and Dreams” è il quarto album dei 30 Seconds to Mars e ha il duro compito di confermare tutto quello che di buono la band americana aveva fatto sentire con i loro primi tre dischi. I 30 seconds vengono fondati nel 1997 dai due fratelli Jared e Shannon Leto, oggi la band è completata dal chitarrista Tomo Milicevic. Altri sono stati i componenti passati tra le file dalla band e non sempre sono stati chiari i motivi di abbandono, questo ha reso ancora più evidente a tutti che la maggior parte del processo creativo passa per le mani di Jared. Sin dall’inizio non è stato facile tenere separate le due carriere del più famoso dei fratelli Leto, bisogna però riconoscere che ha sempre lottato perchè le due cose non si mescolassero. Ne è un ottimo esempio la rinuncia a suonare in tutte le strutture che volevano promuovere gli eventi della band facendo leva sulla sua fama di attore\modello. Ad accrescere la sua credibilità come musicista hanno giovato i primi lavori del gruppo dove Leto sfruttava a pieni polmoni tutta la sua vocalità, graffiante e grezza oltre che potente. E’ anche attraverso questi elementi che con gli “Echelon”,come si sono rinominati i loro più affezionati fans, sono riusciti a creare una sorta di legame “famigliare” rendendoli  parte attiva dei loro progetti: ne è un esempio la presenza come coro in alcune loro canzoni (formula riproposta anche in questo disco).

Questo nuovo lavoro è stato sviluppato come una sorta di concept album diviso in quattro capitoli: Love, Lust, Faith e Dreams, da qui il titolo dell’album. Da subito si ha la netta sensazione che i sentori di un avvicinamento a una musica maggiormente indirizzata a sonorità pop ed elettroniche avuti nell’ultimo “This is War”, erano fondati. Questo cambio di direzione è confermato dal singolo che ha anticipato l’uscita del disco “Up in the Air” una sorta di inno che sembra inciso appositamente per essere cantato allo stadio da una folla in delirio.
Alcune tracce potrebbero ricordare sonorità  dei  brani più “pop” dei Muse dove riff di chitarra sono accompagnati da un suono pieno della batteria, a differenza dei loro colleghi inglesi vanno poi scemando non raggiungendo mai uno sperato cambio di marcia come in “Conquistador”. Come detto prima sono i tratti elettronici a farla da padrone; “Pyres of Varanasi” è l’esempio più ecclatante presente nel disco. “Bright Lights” si candida ad essere uno dei futuri singoli: perfetta per la radio, una ballata dalla base ritmata che vedrà sicuramente orde di teenagers imparala a memoria parola per parola. Dall’orientamento sonoro di tutto il disco ne esce impoverita anche la voce di Jared Leto che, come già accennato in precedenza, era sempre stata caratterizzata da sonorità grezze e taglienti e piene di energia, qui invece la troviamo piuttosto appiattita e troppo lavorata in studio, perdendo così le carattesistiche che la rendevano uno dei tratti distintivi dei 30 Seconds e delle loro canzoni.

In definitiva questo disco si presenta gradevole all’ascolto e troverà sicuramente una buon feedback a livello commerciale. Se parliamo di musica rock, della quale i “Leto Boys” si facevano porta bandiera, è però un grande passo indietro. I testi sono scontati e scarni di significato: ogni canzone sembra pensata per scalare le classifiche dei TRL di tutto il mondo; di per sè  questa non è una cosa necessariamente negativa posto che il tuo scopo non sia elevarti a nuovo dio del rock e che i tuoi stili di riferimento non siano il grunge, nu-metal e hardrock come da sempre viene professato dal gruppo statunitense. Sicuramente rimandati, sempre che questo album sia una deviazione di percorso e non la nuova direzione presa dai 30 Seconds To Mars.

(01/06/2013)

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Simone Brunini
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