2:54 – 2:54

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
8.0


Voto
7.3

7.3/ 10

di Federico Norcia

Osannate dalla stampa britannica, spinte da gruppi del calibro degli XX e prodotte da Rob Ellis, ecco a voi Hannah e Colette Thurlow. Due sorelle, meglio conosciute come 2:54, che con il loro primo ed omonimo album sono già una delle migliori novità del panorama indie/pop/rock mondiale. L’attesa per l’album c’era eccome, dato che finora ci avevano deliziato con un EP, “Scarlet”, e con un singolo, “You’re Early”, che, mettendo da parte i tecnicismi, spaccavano. La grande domanda era una ed una soltanto: “L’album sarà all’altezza di tutto l’hype che si è creato attorno alle due sorelle inglesi?”. Ebbene iniziamo con “Revolving”, opening track del disco. Riff di chitarra accattivante, delay saggiamente dosati, synth alla XX (manco a farlo apposta), niente di nuovo ma  noi rimaniamo lo stesso incollati davanti allo stereo trasportati da atmosfere piuttosto cupe, al limite del dark e non vediamo l’ora di vedere cosa succederà dopo. Ecco che parte “You’re early”.  Siamo alla seconda traccia, non certo all’ultima, ma già ben consapevoli di trovarci davanti ad un lavoro davvero ben fatto. Anche qui niente di nuovo, dato che il brano è uno dei singoli che ha anticipato l’album di due mesi circa. Uno di quei singoli di cui si parlava sopra, quelli che “spaccavano” per intenderci. Seguono “Easy Undercover” e “A Salute” . Bisogna dire che manca un po’ quel “crescendo” che ci si aspetta in album come questo. Non si prende il volo, non si va in stallo, si rimane in una sorta di limbo dal quale si può uscire soltanto trovando la giusta chiave, che in questo caso si chiama “Scarlet”. Quella appena citata è senza ombra di dubbio la miglior traccia dell’album. Qui le sorelle Thurlow ci  hanno davvero preso in pieno: mood in bilico tra il tetro e l’inquietante, testo introspettivo. Perfino la scelta del video è azzeccata e rende bene l’idea di quanto appena descritto: la band si trova in una sorta di selva oscura dantesca, mentre ogni tanto si intravede uno spiraglio di luce tra gli alberi, ma noi non vogliamo uscire, non ne abbiamo ancora abbastanza. E’ il turno di “Sugar”. Anche questo pezzo non è niente male, si percepiscono influenze indie di gruppi come Arcade Fire, mantenendo sempre quello sfondo tetro che (oramai è chiaro) caratterizza l’intero album. “Circuitry”, “Watcher” e “Ride” ci preparano per il gran finale (e noi strofiniamo le mani). Ecco “Creeping”, chiusura ideale per un album come questo: chitarre sensibilmente distorte, batteria che oramai ha lasciato il segno in tutte le tracce di “2:54”, vocals perfetti. Passano circa 5 minuti, oramai l’album è finito e ciò che ci rimane tra le mani è un lavoro di tutto rispetto, di certo non unico nel suo genere, ma la sensazione è che ognuno dei 10 brani che abbiamo ascoltato abbia racchiusa in sé una qualità eccezionale. Anche se manca il pezzo “spacca-classifiche”. Va detto però che le tracce di maggior livello (“Creeping” esclusa) le avevamo già ascoltate negli EP/singoli usciti in precedenza e bisogna dire che questo ci ha un po’ rovinato la sorpresa. L’album si attesta comunque su un livello qualitativo eccezionale e rappresenta un ottimo punto di partenza per le sorelle Thurlow. Predestinate o no? Lo scopriremo presto.

(02/07/2012)

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Federico Norcia
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