Obie Trice – Bottoms Up

Scheda
Rispetto al genere
5.5


Rispetto alla carriera
5.0


Hype
5.0


Voto
5.2

5.2/ 10

di Lorenzo Li Veli

Vivere una carriera nell’ombra di qualcuno deve essere terribilmente frustrante. Se, per di più, quel “qualcuno” è il rapper bianco più famoso del mondo, vincitore di un premio Oscar e con una popolarità mondiale, non resta che accontentarsi delle briciole. La storia musicale di Obie Trice si può descrivere semplicemente così: contorno. Dal suo esordio avvenuto nel 2003 con il gustoso Cheers, fino all’ultimo lavoro in uscita il 4 aprile 2012 (prima uscita ufficiale da sei anni) è sempre stato riconosciuto come “l’amico di Eminem”, l’artista che apriva la fortunata Without me con la frase “Obie Trice real name, no gimmicks”. Per conferma, ascoltare Hell Yea, dove sfoga tutta la sua frustrazione. Niente di più ingiusto, in fondo, perchè Obie Trice è dotato di talento, come già dimostrato ampiamente nei due primi lavori: il già citato Cheers e il sequel del 2006 Second’s round on me.
Obie opta per una scelta coraggiosa: featuring risicati all’osso, tutto il peso dell’album sulle sue spalle. Solo Eminem in Richard e Mc Breed (scomparso nel 2008) in Crazy dividono la scena con il rapper di Detroit, che, purtroppo, non ha mordente sufficiente per reggere la pressione di un’ora in solitaria. Infatti, pare che questi sei anni di assenza dalle scene abbiano arrugginito il suo talento, nascosto sotto uno spesso strato di ruggine e polvere. Il disco scivola via, senza nessun tonfo, ma senza neanche alcun sussulto, in un vago alone di noia. Forse, l’unico picco si rivela la collaborazione con Eminem, su una base prodotta da Statik Selektah: fare male con questi due nomi era, però, quasi impossibile. A peggiorare il tutto, ci pensano le basi scelte da Obie, inadatte e assolutamente banali: tolte le due produzioni di Dr. Dre (Intro e Hell Yea) e quella di Selektah, le restanti sono noiose e piatte, scialbe e monotone. Eminem conferma quanto già visto negli ultimi anni: il talento dietro le macchine è inversamente proporzionale alle capacità al microfono: basta ascoltare Going No Where per capirlo. In sintesi, un disco deludente, un ritorno non degno della fama di Obie Trice, che avrebbe meritato miglior sorte. Peccato.

(01/04/2012)

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Lorenzo Li Veli
Lorenzo Li Veli

Caporedattore e gestore della sezione black music. Studente della magistrale di Ingegneria Energetica @ Politecnico di Torino