Ringo Starr – Ringo 2012

Scheda
Rispetto al genere
6.0


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
5.0


Voto
5.8

5.8/ 10

di Edoardo D'Amato

A due anni di distanza dall’ultimo Y Not, esce il diciassettesimo album solista di Ringo Starr, praticamente in contemporanea con la pubblicazione di Kisses on the Bottom dell’altro Beatle Paul McCartney. Di quest’ultimo sicuramente la carriera solista è stata maggiormente apprezzata rispetto a quella del bonario batterista. Cominciamo prendendo un breve estratto da un articolo del “Daily Express” di qualche giorno fa: “E finalmente Ringo tocca il fondo con quello che è probabilmente il peggiore di tutti gli album mai pubblicati da un Beatle da solista. Grazie a Dio, dura solo 28 minuti”. Così scrive Martin Townsend. Non ci sentiamo di essere così cattivi: l’ascolto del disco risulta piacevole e lineare, anche se con qualche strafalcione davvero evitabile. Si tratta di un mix di cover, riproposizioni di brani del passato e inediti. Think it over è una cover di Buddy Holly, e non è nemmeno venuta così male: sono due minuti(nemmeno) di allegria e spensieratezza. L’ex Beatle poi si avventura nella cover di Rock Island Line di Lonnie Donegan e lo fa egregiamente: il riff di chitarra, il piano e la voce di Ringo sono tutt’altro che monotoni, sarebbero ideali per una festa in maschera tipicamente adolescenziale, che chiude i battenti rigorosamente non dopo la mezzanotte. La seconda traccia del disco è un passo falso: Wings è una canzone che era contenuta originariamente in Ringo the IV del 1977, e già non era un capolavoro prima, figurarsi ora. Altro brano che ripropone un successo del passato è Step Lightly, che non sfigura del tutto anche se stravolge completamente l’originale, con cui davvero non c’è paragone. La Samba di Ringo risulta poi essere insipida, mentre In Liverpool, che vorrebbe essere certamente il momento migliore del disco, non è il capolavoro che ci attendiamo. Qui comunque Ringo continua quel percorso autobiografico che non sfocerà mai in un’autobiografia(chiaramente perchè il soggetto non sarebbe più Ringo e la sua discografia, ma Ringo con i Beatles per otto anni), cominciato con Liverpool 8 e proseguito con The Other Side of Liverpool contenuta in Y Not. Anthem si salva: proprio questa traccia, insieme a Wonderful e Slow Down(con la collaborazione di Joe Walsh) rendono il disco armonioso e direi allegro nel suo insieme. Con Ringo 2012, il batterista e cantante di Liverpool non realizza certo un capolavoro, una pietra miliare del rock, e di un disco così potevamo forse anche a meno. Tuttavia non è un lavoro da buttare o inascoltabile(sono 29 minuti piacevoli, per carità), ma il rischio è davvero che questo sia un disco che passerà inosservato.

(13/02/2012)

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Edoardo D'Amato
Edoardo D'Amato

Direttore. Classe 1990, ho visto nascere OUTsiders e ora cresce insieme a me. Collaboro anche presso il network www.fantagazzetta.com.